Sicurezza
«Non è più il carcere che ho conosciuto in tutti questi anni»
Porto Azzurro raccontato da un detenuto tornato in libertà «Tensione, poco lavoro. L’aria che si respira è pesante»
PORTO AZZURRO. «Finalmente respiro». È la prima cosa che ha pensato Costantin Stroe, ex detenuto del carcere di Porto Azzurro, quando mercoledì ha lasciato per sempre l’istituto di Forte San Giacomo. Ha respirato a fondo. E stavolta l’aria non era pesante come dietro le sbarre, dove ha vissuto gli ultimi cinque anni della sua vita tenuto in piedi dalla passione per gli scacchi e per la sua attività di bibliotecario.
Costantin era un detenuto modello: finito dentro per reati contro il patrimonio si è meritato l’encomio per il suo comportamento e per le numerose attività che ha compiuto quando era dentro. Ne ha viste tante, in questi anni. Ma ha accumulato abbastanza esperienza per rendersi conto che, da un po’ di tempo, il carcere di Porto Azzurro sta cambiando rispetto a quando, due anni fa, vi era stato trasferito.
«Una volta il problema era il sovraffollamento – racconta il 62enne di origine romena – ora non è più solo questo. L’aria è pesante, soprattutto nel terzo reparto, dove sono sistemati i nuovi arrivati». Costantin allude al rapporto complicato tra i detenuti con le pene lunghe e “gli scappati di casa”, il soprannome che usa per definire quelli messi dentro per periodi più brevi.
«Sono entrate persone che non hanno niente da perdere e che non accettano di dover vivere la reclusione – racconta l’ex detenuto – la tensione sta salendo e se, per il momento, si è evitato lo scontro tra le due diverse tipologie di detenuti, il merito è degli agenti».
Non è quindi solo il sovraffollamento a incidere negativamente sulla qualità della vita dei detenuti storici, secondo quanto afferma Costantin, bensì il deterioramento delle caratteristiche che, fino ad oggi, hanno reso Porto Azzurro un carcere all’avanguardia. «Purtroppo le cose che non vanno sono molte – spiega – ci sono tanti detenuti problematici che, necessariamente, assorbono tempo che gli altri detenuti utilizzavano per le attività e per stare con gli educatori. E poi il clima è peggiorato.
Il terzo reparto è chiuso, prima portavo i libri anche i quel reparto, ora non si può più fare. La biblioteca è chiusa e mancano i soldi per mandare avanti le attività lavorative. Anche il progetto degli scacchi, che avevo portato avanti io in prima persona, non sarà portato a termine. Quando sei dietro le sbarre attività come queste ti danno la forza di resistere».
Al clima complicato si aggiungono problemi concreti, come quelli relativi alla struttura vecchia. «Se venisse un perito chiuderebbe subito quella struttura».
La tensione cresce, dunque, e si avverte anche oltre le mura dell’istituto, sempre più chiuso verso l’esterno. «Sarei ben lieto di visitare la struttura quanto prima», ha commentato il sindaco di porto azzurro, Maurizio Papi in relazione all’approvazione dell’emendamento presentato alla Camera dai Radicali che estende ai primi cittadini la possibilità di visitare gli istituti carcerari senza autorizzazione, seppure «nel rispetto della propria funzione».
«La novità è interessante – ha dichiarato il sindaco di Porto Azzurro – sappiamo che nella struttura vi sono problemi legati al sovraffollamento e difficoltà economiche che limitano le attività lavorative. Devo valutare nel dettaglio quanto è stabilito dall’emendamento, ma mi piacerebbe visitare la struttura per valutare la salute e la sicurezza sia dei detenuti che degli agenti che lavorano nella struttura». (lu.ce.)
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