«Gli enti pubblici pagano al rallentatore»
La denuncia di Cna: aziende con l’acqua alla gola, in media devono attendere sei mesi per poter riscuotere
PORTOFERRAIO. «Un cane che si morde la coda». Maurizio Serini, responsabile della Cna provinciale, non trova altri termini per definire la situazione che stanno vivendo le piccole e medie imprese che lavorano con le pubbliche amministrazioni. Il nodo della questione sono i tempi interminabili con cui vengono pagate le aziende che hanno portato a termine i lavori per gli enti locali, società pubbliche e partecipate. Le note dolenti sono estese un po’ su tutta l’Elba.
«Sembra incredibile, ma i tempi medi di riscossione si attestano sui 180 giorni – commenta Serini – un’infinità per le imprese che devono programmare la propria attività e sono sempre più in difficoltà».
La media dei 6 mesi per pagare le commesse affidate è frutto di una sintesi tra gli enti virtuosi, che pagano entro 30-40 giorni come imposto dalle direttive dell’Unione europea, e i ritardatari. «In diversi casi le amministrazioni pubbliche arrivano a pagare anche dopo un anno – fa il punto Serini – ciò, ovviamente, manda in tilt le imprese. E le reazioni sono diverse. Se c’è chi preferisce chiudere con il pubblico, per non dover più convivere con l’incertezza sui tempi di pagamento, c’è chi va avanti e si trova nei guai. Alcuni nostri associati si trovano a dover fronteggiare un isnoluto pari al fatturato annuo».
I Comuni, tranne eccezioni, non brillano per i tempi di pagamento. Ciò è dovuto in parte anche ai vincoli stringenti dei patti di stabilità che impediscono di spendere risorse anche ai Comuni che hanno soldi in cassa. Così, se in alcuni casi come Marciana Marina (dove si paga in 30-40 giorni, altri enti locali hanno tempi diversi. «Non si può ridurre tutto alle difficoltà legate al patto di stabilità – dice Maurizio Serini – le imprese non si troverebbero costrette ad attendere così tanto se gli amministratori stanziassero già nel bilancio le cifre adeguate per pagare le imprese. A ciò si aggiungono spesso le mancanze dei dirigenti».
Fatto sta che, in media per 6 mesi, le imprese aspettano. E per tirare avanti chiodono spesso prestiti alle banche. Ed è qui che arriva il secondo problema. Nonostante le buone intenzioni del governo Monti che si è accordato con gli istituti bancari per fornire alle imprese condizioni agevolate di accesso al credito e anticipi sulle fatture emesse, non sempre i risultati sono quelli sperati. «Le norme ci sono, ma ottenere credito dalle banche è complicato. E così le aziende restano schiacciate tra l’incudine e il martello – denuncia Serini – siamo stufi, ora inizieremo a fare i nomi delle banche che si rifiutano di mettere in campo le risorse».
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