Il Tirreno

Stop alle fughe degli yacht dai porti turistici elbani

di Luca Centini
Stop alle fughe degli yacht dai porti turistici elbani

Varata la tassa di possesso sulle barche e bloccata quella di stazionamento Sospiro di sollievo degli operatori: «Bene così, ma la stagione inizia in salita»

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PORTOFERRAIO

Più che un emendamento è un sospiro di sollievo per i gestori dei porti turistici dell’Elba. La tassa di stazionamento per le imbarcazioni medie e grandi non fa più paura. Dal primo maggio - è questa la novità varata dal governo Monti - sarà sostituita dalla tassa di possesso che, pur essendo sempre un’imposta, non dovrebbe mandare in fuga gli yacht stranieri che, in estate, occupano le banchine dei porticcioli dell’isola e, a causa del temuto balzello, già stavano guardando con interesse i posti barca della Croazia, Slovenia e Corsica.

L’emendamento. Tassa ingiusta, autogol, colpo di grazia per i mercati della nautica e della cantieristica. Erano questi i commenti che, neanche un mese fa, si sentivano andando a spasso tra i diversi porticcioli turistici elbani. Il governo Monti aveva annunciato di voler applicare la tassa sullo stazionamento nei porti e sull’ancoraggio nelle acque pubbliche, anche se in concessione ai privati. Un’imposta che, insomma, avrebbe colpito soprattutto i gestori, dal momento che i “paperoni del mare”, soprattutto quelli stranieri, avrebbero aggirato l’ostacolo ignorando le acque italiane per ripiegare sulle località straniere. In questi giorni, anche in seguito alla pioggia di critiche in arrivo dai settori colpiti, l’esecutivo ha fatto marcia indietro, con un emendamento inserito nel pacchetto liberalizzazioni che trasforma lo stazionamento in possesso. Ecco gli importi, in vigore dal primo maggio: si va dagli 800 euro all’anno per le barche dai 10 ai 12 metri, ai 1.160 euro per scafi da 12 a 14 metri, per arrivare infine ai 25mila euro annui per le barche sopra i 64 metri. A pagare la tassa saranno tutti i cittadini italiani residenti possessori di un’imbarcazione di oltre 10 metri.

Chi, invece, non risiede in Italia e possiede uno yacht non dovrà pagare niente, sempre che il possesso dello yacht non sia attribuibile a soggetti residenti in Italia. Altre novità sono legate al noleggio: i proprietari di barche potranno affittare occasionalmente il mezzo e pagare una tassa unica al 20%, con incasso annuo che non potrà comunque superare i 30mila euro.

Sospiro di sollievo. «Finalmente una bella notizia». Stefano Chiappi, vicepresidente dell’associazione Cosimo de’ Medici che gestisce gli approdi della rada di Portoferraio, è soddisfatto per il passaggio alla tassa di possesso. «Credo che in questo modo il governo abbia evitato la fuga dei nostri clienti all’estero – racconta Chiappi – i charter, con cui lavoriamo molto, non dovranno pagare un centesimo, quando - se fosse rimasto lo stazionamento - gli importi sarebbero stati altissimi. In genere le prime prenotazioni arrivano quindici giorni prima di Pasqua. Forse ci siamo salvati».

Dietrofront in ritardo? L’addio alla tassa di stazionamento è un fatto positivo per tutti gli operatori del settore. Ma non manca chi teme che il dietrofront sia arrivato troppo tardi. La paura per il balzello potrebbe già aver allontanato dall’Italia una fetta del mercato.

«Il sospiro di sollievo è solo parziale – fa sapere Giancarlo Linari, direttore della Portofino srl, che gestisce l’approdo turistico di Marciana Marina – il tam tam mediatico che si era creato attorno alla tassa di stazionamento ha già avuto effetto, nonostante il ripensamento del governo. A Portofino viaggiamo con il 30% in meno di prenotazioni. E l’incertezza ha spinto molti clienti a interessarsi di altri mercati, come la Slovenia, Croazia e Corsica. Adesso dovremo lavorare sodo per riguadagnare la fiducia dei nostri clienti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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