Il Tirreno

La crisi è più dura, una valanga di sfratti

di M. Massei Autunnali
La crisi è più dura, una valanga di sfratti

Cresce il numero di domande per gli alloggi popolari. Ma il Comune non ha case a sufficienza per soddisfare le richieste

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PIOMBINO

«Una situazione estremamente complicata». Utilizza queste parole Anna Tempestini, assessore alle politiche sociali, per descrivere il panorama degli sfratti esecutivi che emerge dalle richieste di alloggio popolare inoltrate al Comune negli ultimi mesi.

Una trentina sono le domande attuali, con opportune distinzioni all'origine. Innanzitutto, dato che alle radici degli sfratti c'è un aumento costante di morosità, sono da sottolineare le differenze tra le varie situazioni, con ritardi più o meno avanzati, e di conseguenza più o meno possibilità di far tornare i proprietari sui propri passi.

«Il Comune infatti – spiega Tempestini – non ha alloggi a sufficienza per soddisfare tutte le richieste che abbiamo, senza contare le graduatorie che già abbiamo e che ci mettono di fronte, giustamente, alla priorità di chi aveva fatto richieste in passato. Tutto questo ci porta a confrontarci costantemente con soluzioni alternative, prima fra tutte la possibilità di sostenere economicamente chi ha uno sfratto laddove ci sia disponibilità da parte dei proprietari, oppure di aiutare nella ricerca di affitti nel privato».

A questo proposito la Regione ha in programma di destinare a Piombino una somma di 35 mila euro che si aggiunge ai 25mila euro (moltiplicati per tre annualità) in via di erogazione da parte della Cassa di Risparmi di Livorno.

Quote che, aggiunge l'assessore, «non sono purtroppo sufficienti ad andare incontro a tutti e che di conseguenza ci pongono di fronte a delle decisioni. Prima fra tutte, quella di privilegiare famiglie dove siano presenti dei minori». Altre condizioni, tuttavia, intervengono a sollecitare prudenza, poiché, a fronte di una maggioranza di situazioni limite, con famiglie che hanno perso il lavoro e «fanno davvero molta fatica ad andare avanti – dice Tempestini – , non manca chi ha smesso di pagare l'affitto te per farsi sfrattare e chiedere così l'alloggio popolare. Occorre per questo avere molta, molta cautela».

Se l'origine di questa condizione è la crisi generalizzata che negli ultimi mesi ha colpito un po' tutto il Paese, non c'è da meravigliarsi che altre realtà del territorio facciano registrare dati analoghi. A Campiglia, ad esempio, anche in mancanza di dati esatti, si stima che in media ci siano 10-15 richieste di alloggio popolare l'anno, con una tendenza ad aumentare negli ultimi tempi. Nessun dato certo, in parallelo, neanche per i senzatetto, che raramente si presentano in Comune per essere iscritti all'anagrafe come persone senza fissa dimora (fa eccezione un caso recentemente scoperto, che però ha rifiutato aiuti di qualsiasi genere). A Piombino, invece, i senzatetto stimati sono sette, a cui si affiancano 3 persone registrate all'anagrafe come senza fissa dimora. Infine San Vincenzo e Sassetta, dove però per tutto il 2011 non ci sono stati sfratti esecutivi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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