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URBANISTICA

Il Comitato per Campiglia critica il piano di Baratti

CAMPIGLIA Nuove critiche al piano particolareggiato di Baratti da parte del Comitato per Campiglia, secondo il quale il piano fermerebbe il progetto del parco e proporrebbe «appendici di tipo...

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Nuove critiche al piano particolareggiato di Baratti da parte del Comitato per Campiglia, secondo il quale il piano fermerebbe il progetto del parco e proporrebbe «appendici di tipo turistico che sfrutteranno la rendita di posizione del luogo senza coglierne l’enorme potenziale identitario, scientifico e turistico».

 Per il comitato, non si può prescindere dall’archeologia per elaborare il piano particolareggiato. «Qui – spiega il comitato – sono state condotte straordinarie campagne di ricerca archeologica. Il patrimonio archeologico conosciuto è tuttavia un frammento rispetto a quanto è ancora nascosto: molto c’è ancora da capire, scoprire e valorizzare. Tutto questo in uno straordinario paesaggio naturale». Per il comitato, «chi rielabora oggi il piano dovrebbe partire dall’esistenza di conoscenze scientifiche e di un piano di ricerca tali da consentire l’ulteriore sviluppo del parco, dato che la spiaggia e il promontorio sono un immenso giacimento archeologico. Altro obiettivo, quindi – prosegue il comitato – dovrebbe essere quello di portare fuori dal parco le funzioni turistiche e commerciali. Del resto, a poche centinaia di metri dal golfo, è stata da poco aperta una struttura da mille posti letto (Poggio all’Agnello), e poco più a nord, al Park Albatros, ci sono addirittura 7.000 posti letto».

«Il patrimonio culturale – sostiene il comitato – è uno dei nostri punti di forza, e intorno a questo orbitano, oltre al turismo, la qualità della vita e la competitività. Falsa è l’idea che investendo meno sia più facile garantire la sostenibilità dei progetti di valorizzazione: con buoni progetti cresce l’interesse culturale e turistico, con migliori risultati di bilancio pubblico. In realtà – conclude il comitato – non è la questione finanziaria a bloccare il parco, ma la perdita di visione strategica e uno smarrimento politico e culturale».

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