Via alla gara per l’impianto di depurazione del boro
Dopo l’arsenico, ora l’Asa cerca di risolvere anche il problema della presenza del boro nell’acqua che sgorga dai rubinetti della Val di Cornia. Nei giorni scorsi, è stato pubblicato
PIOMBINO. Dopo l’arsenico, ora l’Asa cerca di risolvere anche il problema della presenza del boro nell’acqua che sgorga dai rubinetti della Val di Cornia. Nei giorni scorsi, è stato pubblicato un bando di gara per la fornitura in opera d’un impianto d’abbattimento che sarà realizzato a Franciana. La localizzazione dell’impianto è strategica: è da questo campo pozzi che si ricava acqua al boro, emunta successivamente dalla centrale di Macchialta. Lo stesso avviene anche al campo pozzi all’ex aeroporto di Venturina. Questo perché il boro è presente già in natura nelle campagne vicino al Cornia.
Data l’importanza dell’investimento, Asa ha dettato delle condizioni precise alle ditte. Prima di tutto il nuovo impianto dovrà essere di “tipo scarrabile”. In gergo tecnico significa che dovrà poter essere installato a Franciana, ma nel caso in cui dovesse essere rimosso e riposizionato, le operazioni dovrebbero avvenire in tempi brevi, riducendo al minimo le spese di trasloco.
Qualche caratteristica tecnica. L’impianto dovrà trattare 350 litri il secondo e restituire acqua quasi del tutto priva di boro. Il valore massimo consentito è di 0,3 microgrammi per litro.
Un’impresa difficile, visto che nel 2010, secondo le analisi effettuate dalla stessa Asa, nell’acqua di Piombino il boro aveva raggiunto i 2,49 microgrammi per litro, a Campiglia 1,87 microgrammi al litro ed a San Vincenzo 1,6.
Visto che l’impianto dovrà funzionare 24 ore il giorno, il bando di gara obbliga la ditta costruttrice alla realizzazione di almeno una colonna filtrante di riserva. La mole di acqua da trattare è immensa: si tratta di almeno 10 milioni ed 816mila metri cubi all’anno. Per ridurre al minimo l’usura nel tempo di questo nuovo impianto, nelle specifiche tecniche del bando, si precisa che le tubazioni, in acciaio inox, dovranno essere prefabbricate nelle officine dei costruttori ed essere della lunghezza massima consentita. Lo stesso è previsto anche per le condutture, in modo da ridurre al minimo il numero delle giunzioni. L’obiettivo da raggiungere è quello di limitare al massimo le perdite d’acqua. Il costo complessivo dell’opera è pari a 3 milioni e 250mila euro, secondo la base d’asta.
L’avvio dei lavori è fissato per metà marzo, la conclusione è attesa per il mese di ottobre. Il rispetto dei tempi di costruzione è tassativo, perché al primo gennaio 2013 non ci saranno più deroghe ed ogni superamento dei parametri del boro non sarà più consentito dall’Unione europea.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
