Toscana
La Magona si unisce all’acciaieria di Fos per superare la crisi
Il presidente Arcelor-Mittal Maurange incontra i sindacati Lo stabilimento diventerà un satellite dell’azienda francese
PIOMBINO. Un rapporto strettamente integrato tra la Magona e lo stabilimento di Fos. E’ questa la strategia indicata da presidente di Arcelor-Mittal Sud-Ovest Jean Luc Maurange, che mercoledì a Piombino ha incontrato i vertici dello stabilimento e i sindacati. Il “cluster”, come definito in termini tecnici, dovrebbe servire a sviluppare tutte le sinegie possibili.
Dallo stabilimento di Fos, che grazie al recente rifacimento di uno dei due altiforni, è in grado di produrre 4milioni di tonnellate all’anno, dipendono quasi esclusivamente le forniture di coils laminati a caldo della Magona. Il “cluster” da un lato punta ad utilizzare meglio le capacità produttive dello stabilimento francese, dall’altro ad un miglioramento dei conti di Magona, che a questo punto diventerebbe una dépendance” di Fos, insieme allo stabilimento di Sagunto.
Il quadro delle situazione che Maurange ha esposto ai sindacati è ancora preoccupante. Per Magona in particolare pesano i costi di trasformazione, tanto è vero – ha spiegato Maurange – che attualmente è più conveniente vendere direttamente i coils grezzi laminati a caldo che trasformarli in prodotto finito. Oltre agli alti costi di produzione di zincati e verniciati, tutto ciò è dovuto ad un proliferare dell’offerta e ad una concorrenza particolarmente spietata sul mercato italiano.
Il confronto tra Maurange e i sindacati ha avuto anche dei momenti di asprezza. I sindacati, ed in particolare il segretario della Fiom Luciano Gabrielli, hanno chiesto al presidente se Arcelor-Mittal ha intenzione di rendere competitivo lo stabilimento di Piombino, cambiando strategia e mettendo in campo gli investimenti necessari o se altrimenti intende disimpegnarsi, cedendo gli impianti. «Questa volta dal presidente si è finalmente sentito qualcosa di più se non la solita e generica affermazione che Magona continua ad essere strategica per il Gruppo».
Indubbiamente positiva, dunque, la valutazione del sindacato sull’integrazione con lo stabilimento di Fos, che a questo punto viene vista anche come una garanzia delle continuità degli approvvigionamenti di coisl. Tanto più, in questo momento, dove il divario tra i prezzi dei coils laminati a caldo e i prodotti zincati è nettamente a vantaggio dei primi, il “cluster” è considerato utile per migliorare i conti economici di Magona.
Fine delle difficoltà? Certo no. Arcelor-Mittal chiede ancora a Magona di fare di più per diminuire il costo del lavoro. Risparmi, razionalizzazione del ciclo, ma alla fine torna il problema degli organici. Nell’aprile scorso l’azienda aveva quantificato in modo non ufficiale gli esuberi in una sessantina di persone. Ci sono stati poi i provvedimenti della squadra unica laminatoio-decappaggio e la mobilità incentivata. Ma il ricorso alla mobilità scadrà il 29 febbraio e del resto ormai i lavoratori rimasti in Magona sono giovani: impossibile utilizzare ulteriormente i pensionamenti.
Non ci sono attualmente dichiarazioni di esubero da parte dell’azienda, ma il sindacato gioca di anticipo. «Siano contro qualsiasi riduzione delle forza lavoro – sostiene – Gabrielli – Qualora dovesse iniziare una trattativa, vogliamo prima sapere quali sono gli obiettivi di prospettiva ed eventualmente affrontare la situazione contingente con contratti di solidarietà».
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