Il dolore
Nessun abuso edilizio: prosciolti i 90 imputati
Sentenza di non luogo a procedere per tutti, il gup chiude il caso Monteverdi L’avvocato Barabino: la legge consentiva quella variante del Comune
MONTEVERDI
Ci è voluta oltre mezz’ora per mettere a verbale i nomi di chi era presente e chi contumace ieri mattina a Livorno, in quell’aula d’Assise presa in prestito per un’udienza preliminare. Del resto 90 imputati erano tanti. Poi, il tempo di leggere il dispositivo: sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Tutti prosciolti dal gup Antonio Pirato, che in precedenza aveva già archiviato 20 posizioni nella mastodontica inchiesta della Forestale sui presunti abusi edilizi di Monteverdi. Il pm Massimo Mannucci aveva chiesto il rinvio a giudizio di tutti per irregolarità nelle procedure di trasformazione di annessi agricoli in abitazione o per il restauro o l'ampliamento di ruderi.
Tra gli imputati c'era anche l'attuale sindaco di Monteverdi, Carlo Giannoni, che all'epoca dell'inchiesta (2007-2008) era responsabile dell'ufficio tecnico, funzionari, progettisti, proprietari degli ex ruderi. Dovevano rispondere a vario titolo di falso, abuso d'ufficio e abusi edilizi.
Secondo l’accusa (che dispose anche il sequestro di alcuni fabbricati) le concessioni avevano violato i vincoli paesaggistici e idrogeologici imposti in particolare dalla legge regionale sull'urbanistica. Legge che invece, ma sarà la motivazione a chiarirlo, potrebbe aver lasciato un «buco» normativo tra la stessa e il piano del territorio.
Lo abbiamo chiesto all’avvocato Paolo Barabino, esperto di diritto amministrativo e difensore di una dozzina di imputati: «Credo che il giudice abbia ragionato in via di stretto diritto - spiega Barabino - ritenendo legittimo l’articolo 29 delle norme di attuazione della variante per le zone agricole di Monteverdi. Il punto è che tra la novella della legge regionale 25/97 e il Pit, il piano di indirizzo territoriale divenuto efficace nel gennaio 2000, vi è stato un intervallo di tempo durante il quale i margini di manovra della pianificazione a livello comunale delle aree agricole erano molto ampliati, tanto che nelle zone ove l'agricoltura rivestiva un carattere di marginalità, quali quelle interessate dalla variante di Monteverdi, era possibile localizzare nuove funzioni a sostegno dell'economia agricola, tra le quali la residenza non connessa all'esercizio dell'agricoltura con una funzione di presidio ambientale».
Le motivazioni chiariranno il punto. Dice di attenderle anche il pm Mannucci, che ribadisce: «Nessuna delusione, il compito dell’accusa non è giungere necessariamente a una condanna ma, in questo caso, verificare la regolarità delle procedure. E io resto convinto che in questa vicenda ci siano aspetti poco chiari».
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