Sicurezza
Anche Esaom è contraria: «Così i cantieri vanno ko»
PORTOFERRAIO Neanche la cantieristica elbana rischia di uscire indenne dalle conseguenze del decreto “salva Italia”. Se all’Elba arriveranno meno barche, è molto probabile che i cantieri navali...
PORTOFERRAIO
Neanche la cantieristica elbana rischia di uscire indenne dalle conseguenze del decreto “salva Italia”.
Se all’Elba arriveranno meno barche, è molto probabile che i cantieri navali lavoreranno meno e saranno ridimensionati a causa dei mancati introiti provenienti dai rimessaggi invernali. «Anche se il governo ritirasse questa normativa fra poche settimane – afferma il presidente di Esaom, Umberto Buzzoni – non cambierebbe niente. Il danno economico è già in atto. Molti turisti stanno organizzando le vacanze estive altrove, scartando come meta turistica l’Elba proprio a causa di questa tassazione fuori dalla norma. Nel momento in cui si cambia destinazione, è difficile tornare indietro».
Secondo il responsabile del cantiere portoferraiese questo provvedimento è analogo alla cosiddetta “tassa Soru”, l’imposta sui beni di lusso introdotta nel 2006 dall’ex governatore sardo e abolita tre anni più tardi dall’attuale presidente Ugo Cappellacci. «La Sardegna introdusse questa tassa proprio per colpire i grandi natanti – continua Buzzoni – ma così facendo ha perso tantissimi yacht e due anni fa è dovuta ritornare sui suoi passi. Da allora, i sardi, non hanno mai più rivisto le barche di prima».
La fuga dei natanti dai cantieri elbani potrebbe avvenire il prossimo anno, subito dopo la fine dell’estate. «Di solito i lavori di rimessaggio si effettuano dove si va in vacanza con la barca – spiega Buzzoni – e, dato che parecchi yacht faranno rotta verso Francia, Spagna o Croazia, è difficile che ritornino per le manutenzioni. Per l’Elba potrebbe essere un colpo mortale, non solo per i porti ma anche per l’indotto». (s.t.)
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