Il Tirreno

Tassa di soggiorno, gli operatori turistici chiedono il rinvio

di Paolo Federighi

Spaventano la crisi del settore e gli aumenti generalizzati «Non possiamo sopportare ora il peso di nuovi balzelli»

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SAN VINCENZO

L’associazione Operatori turistici di San Vincenzo-Val di Cornia, la Confesercenti e la Confcommercio di San Vincenzo – nelle persone dei loro rispettivi presidenti Mirna Maggeschi, Jacqueline Luthi e Fabio Busdraghi - chiedono di nuovo all’amministrazione comunale di rinviare l’attuazione della tassa di soggiorno, imposta la cui applicazione è stata già decisa dalle amministrazioni comunali della Val di Cornia.

«Dopo un’opera di sensibilizzazione nei confronti degli operatori economici – scrivono i tre dirigenti in una lettera protocollata in Comune lunedì scorso – e viste le problematiche economiche che si prospettano durante la prossima stagione, rinnoviamo la richiesta di soprassedere all’istituzione della tassa di soggiorno per l’anno 2012, rimanendo nel contempo disponibili ad una verifica dopo la stagione estiva e a un’attenta analisi dei flussi turistici che si verificheranno durante l’anno in corso».

Operatori e associazioni di categoria chiedono il rinvio dopo aver appurato che il quadro economico generale, dall’ottobre 2011 in poi, sarebbe cambiato in senso negativo.

«Le scriventi associazioni – prosegue la lettera - costituiscono il settore economico più importante della nostra cittadina, rappresentando circa l’80 per cento del Pil di San Vincenzo e impiegando una forza lavoro di circa 1.500-1.800 addetti, senza peraltro tener conto della ricaduta sull’indotto della zona. Abbiamo riscontrato, a partire dalla fine dell’anno 2011, una serie di fattori economici negativi che non fanno presagire nulla di buono, vale a dire una notevole flessione delle presenze da ottobre 2011 ad ora rispetto allo stesso periodo negli anni precedenti, e una preoccupante stagnazione di richieste per i mesi estivi della stagione 2012»

«Tali segnali negativi – proseguono – sono riconducibili sicuramente a una maggiore imposizione fiscale, a un aumento generalizzato delle tariffe dei servizi (acqua, luce, gas, carburanti, ecc.) e all’istituzione di nuove imposte. La conseguenza che ne deriva è una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie nei confronti sia del mercato ricettivo che di tutto il comparto commerciale e non solo».

Così Maggeschi, Luthi e Busdraghi concludono che «questa situazione ci ha già fatti entrare in una fase di recessione economica, che, a nostro avviso, una politica responsabile non può e non deve gravare con ulteriori balzelli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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