Lutto
Carbone o metano, la centrale resta ancora in mezzo al guado
L’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini conferma il pressing sull’Enel mentre le direttive Ue fissano un taglio inderogabile alle emissioni di anidride carbonica
PIOMBINO. Lo confermano gli ultimi avvenimenti. La centrale di Torre del sale è in mezzo al guado. Da un lato la Regione, in sintonia con gli enti locali della zona, che ne chiede la riconversione a metano, pena la chiusura. Dall’altro l’Enel che punta al carbone, seppure ipotizzando come complementare una formula mista tra biomasse, solare e fotovoltaico. E nell’attesa limita allo stretto indispensabile gli investimenti.
Nel mezzo, l’inquinamento da monossidi di azoto. E le direttive Ue saldate ai contenuti del protocollo di Kioto. A fine anno le ciminiere sulla Costa est non dovranno aver sforato il limite di 133 mila327 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. In poche parole, salvo deroghe, dovranno attestarsi sulla decima parte del dato 2008. Il raggiungimento dell’obiettivo è legato all’attività che gli impianti saranno chiamati a garantire. La stessa attività che il maltempo e le difficoltà di approvvigionamento di gas hanno riportato in cronaca negli ultimi giorni.
La replica secca di Enel alle dichiarazioni dell’assessore regionale Anna Rita Bramerini non spostano di una virgola le decisioni della giunta toscana. Che conferma il pressing su Enel con l’ultimatum tra riconversione a metano o chiusura per entrambe le centrali a olio, Piombino e Livorno.
Anche stavolta l’argomento è destinato a dividere la politica. Riccardo Gelichi, portavoce di Ascolta Piombino, prende le distanze da quella che definisce «politica nostalgica», pronta a riproporre il carbone ricorrendo a ricatti occupazionali o di fabbisogno energetico. «Le amministrazioni Baldassarri e Guerrieri, negli anni Novanta seppero mandare un messaggio molto chiaro alla Lucchini sperimentando il termine provocatorio di Città futura. Se davvero l’Enel insistesse nelle sue provocazioni e continuausse a usare olio e gasolio, provocazione per provocazione c’è solo da sperare che l’attuale amministrazione abbia la stessa forza delle precedenti».
Gelichi punta ad una destinazione delle aree occupate dagli impianti Enel non più industriale, assegnando alle aree, prima dell’approvazione del nuovo regolamento, un nome più consono. Con chiaro riferimento al turismo, alla nautica e alla cantieristica.
In senso opposto va il consigliere regionale Udc, Marco Carraresi. Che va indietro negli anni. «Le centrali di Piombino e Livorno le volle il Pci, che ne chiese anche la trasformazione a carbone. Ora è inutile craere allarmismo. Gli impianti - dice - hanno sistemi di abbattimento degli inquinani e le emissioni ai camini sono monitorate. Lavoriamo ad un piano regionale serio che - chiude Carraresi - eviti le situazioni paradossali degli ultimi giorni».
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