Proteste
Uscite incentivate a rischio trappola
Per una decina di lavoratori della Magona in mobilità arrivano solo i settecento euro versati ogni mese dall’Inps
PIOMBINO
La pensione si allontana e l’integrazione economica dell’azienda non c’è. Sono una decina i lavoratori Arcelor Mittal che rischiano una penalizzazione seria a causa delle novità introdotte nel sistema previdenziale e di un accordo sulla mobilità, quello siglato nel 2009, privo di clausole capaci di tutelarli. Alcuni di loro si sono rivolti al sindacato autonomo Slai Cobas che sta tentando la ricerca di una soluzione positiva in mancanza della quale imboccherà la via del tribunale. C’è chi avrebbe dovuto raggiungere la pensione il primo gennaio scorso e invece non ci arriverà fino a settembre o ottobre. Altri avevano fatto la bocca a chiudere la partita nell’aprile prossimo e invece dovranno aspettare dicembre. Il problema, però, non sta tanto nell’attesa. Il punto è che per tutti, fino alla nuova data, ci saranno solo i settecento euro al mese garantiti dall’Inps. Arcelor Mittal non riconosce loro la differenza con cui raggiungere l’85% della cifra che avrebbero riscosso restando in fabbrica. L’incentivo all’esodo, in sostanza, si è trasformato in una trappola. Perchè le condizioni per accedere al pensionamento, nel frattempo, sono mutate. E, contrariamente ai contenuti delle intese sulla mobilità siglate successivamente dalle organizzazioni confederali e dalla direzione dello stabilimento, per il 2009 non scattano forme di protezione. In caso di cambiamento nelle regole, l’azienda, a differenza di adesso, non è stata impegnata a farsene carico fino al traguardo della pensione. Per provare a sanare la situazione, con un fax Slai Cobas ha chiesto un incontro. «Non avendo ricevuto risposte ho tentato di fissare per telefono. Dopo vari tentativi andati a vuoto - commenta Giancarlo Chiarei, referente Slai Cobas - ho potuto parlare con un dirigente. Ha affermato - prosegue il sindacalista - che anche per le organizzazioni confederali, firmatarie dell’accordo, Arcelor Mittal non doveva niente proprio per l’assenza di quella postilla. E che, quindi, Magona rispetta pienamente le regole». Per Chiarei le comunicazioni verbali non contano. «Stavolta sarà l’avvocato Giuliana Giulianetti a scrivere. In caso di rifiuto, dovremo rivolgerci al tribunale», chiude il sindacalista. Che di una cosa si dice sicuro. In fabbrica vengono usati due pesi e due misure.
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