Il Tirreno

«Troppa violenza A Forte San Giacomo rischiamo la pelle»

di Luca Centini

Nuove aggressioni tra i detenuti del penitenziario elbano E i sindacati di polizia scrivono al provveditore regionale

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PORTO AZZURRO

«Ormai quel carcere è solo un deposito di carne, la situazione non è più sostenibile». Lo sfogo è di un agente della polizia penitenziaria che non riesce a trattenere la rabbia dopo l’ennesimo - o meglio gli ennesimi - episodi di violenza che si sono verificati nel carcere di Porto Azzurro.

Tensione. «Un’altra volta ancora sono accaduti fatti gravissimi che hanno messo a rischio la sicurezza dell’intero istituto». A sostenerlo sono, in una nota congiunta, i sindacati degli agenti di polizia penitenziaria Fsa-Cnpp, Sappe, Sinappe e Uilpa, dopo un nuovo spavento. «Nell’arco di due giorni – dicono i sindacati – si sono verificati prima un pestaggio collettivo da parte di numerosi detenuti, uniti contro un altro recluso con totale indifferenza della presenza degli agenti di custodia – accusano i sindacati – poche ore dopo si sono presi a botte, procurandosi ferite e ossa rotte, altri due detenuti. La rissa è avvenuta di notte quando, orma si sa bene, il numero degli agenti è fin troppo risicato».

La lettera. I detenuti sono troppi, a fronte di un numero di agenti esiguo. L’accusa è diventata una richiesta di aiuto, messa nero su bianco dai rappresentanti degli agenti che hanno inviato una lettera al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Maria Pia Giuffrida, per denunciare la situazione in cui versa il penitenziario elbano. «Ricordiamo, giusto per la cronaca – dicono con amarezza i sindacati – che attendiamo da quasi un mese che il detenuto che ha aggredito quattro agenti in due diverse occasioni venga allontanato – fanno presente al provveditore – lei stessa promise di allontanare immediatamente chi si fosse reso protagonista di aggressioni. Ma quelle parole erano vuote di significato».

I numeri. La protesta degli agenti si può riassumere in numeri. Con l’arrivo recente di 40 reclusi dalle Sughere, in seguito alla chiusura di un padiglione del carcere livornese, gli ospiti di Porto Azzurro hanno superato le 400 unità, mentre gli agenti sono 120. «L’organico ideale sarebbe il doppio – fanno sapere i sindacati – con questi numeri non siamo in grado di garantire la sicurezza nell’istituto». Alle condizioni già complicate si aggiungono alcune emergenze che tolgono energia e numeri al corpo di custodia. Servono uomini per garantire il piantonamento in ospedale di Antonio Casu, il detenuto in sciopero della fame da diversi giorni, così come servono uomini (11 unità giornaliere totali per due detenuti) per allestire l’unità fissa nell’infermeria del carcere. «Finisce che spesso ci si ritrova, con questa coperta corta, a gestire di notte i 270 detenuti del primo e secondo reparto con solo tre agenti – dicono dai sindacati – il provveditore ci dica dove é la sicurezza».

Qualità della detenzione. Il sovraffollamento non è l’unico fattore a generare tensione in cella. Non è da meno il mix esplosivo tra i detenuti con pene lunghe e i nuovi innesti con pene più brevi, ben più turbolenti. A questo si aggiunge la riduzione progressiva delle celle singole - divenute ormai rarità - e il taglio alle attività lavorative (non c’è più la tipografia e da salterà anche l’officina e la falegnameria) che incidevano - e non poco - sulla qualità della detenzione nell’istituto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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