Il dolore
Centrale, stop definitivo se non passa al metano
Ultimatum della Regione dopo il riavvio legato all’emergenza energetica ma gli industriali sono attirati dall’investimento sul carbone da oltre un miliardo
PIOMBINO
O riconversione, o chiusura. Se a dirlo è l’assessore regionale all’ambiente, le cose per Enel si complicano. L’aut aut di Anna Rita Bramerini è netto. E ipoteca chiaramente la disponibilità della Toscana ad offrire un altro contributo energetico in caso di emergenza.
In poche parole, potrebbe essere l’ultima volta che, in caso di necessità, le vecchie centrali ad olio di Livorno e Torre del sale entrano in funzione. Come sta accadendo in questi giorni con i due impianti attivati per affrontare la gelata e la riduzione delle forniture di gas.
A Firenze, insomma, non è piaciuta la situazione che si è determinata, con la Toscana chiamata a dare il suo aiuto subendo conseguenze doppie: inquinamento dovuto al combustibile e tagli nell’erogazione di energia con conseguenze gravi sul tessuto produttivo. Fabbriche chiuse (solo in lucchesia una quindicina di cartiere sono state costrette a sospendere l’attività) o rallentamenti produttivi. Anche nel polo siderurgico piombinese.
In sostanza l’assessore regionale sollecita la riconversione in chiave sostenibile dei due impianti che in tutto pesano in termini di potenza per più di 1.500 megawatt, oltre 1.200 dei quali garantiti da Piombino.
«La sicurezza energetica è un tema importante per il Paese - prosegue l’assessore - e siamo consapevoli del fatto che non si poteva rischiare di mettere in ginocchio la produzione. Ma chiediamo che la riapertura sia transitoria e che, in tempi rapidi, l’Enel presenti un progetto per una riconversione sostenibile delle due centrali»
Nei programmi della giunta toscana, la riconversione è targata metano. Tra gli idrocarburi, la fonte meno impattante e meno gradita all’ente che privilegia il carbone, seppure in un mix con biomasse, solare e fotovoltaico. Non più tardi di qualche mese fa, Enel ha quantificato un investimento di un miliardo e 200 mila euro per la trasformazione di Torre del sale.
La previsione ha convinto subìto le organizzazioni sindacali, in particolare la Cisl, e Confindustria che anche nell’agosto scorso, con il presidente Andrea Gemignani ha usato toni decisamente positivi. Alla base, «il saldo occupazionale stabile di dimensioni assolutamente adeguate a compensare processi di ridimensionamento o dismissione come quelli che si stanno paventando nel territorio».
L’appello di Confindustria ad un atteggiamento «socialmente responsabile» prima che con l’ultimatum di ieri dell’assessore Bramerini, si è infranto nella bocciatura della giunta piombinese. Alle parole di Gemignani, il sindaco Gianni Anselmi ha sempre replicato così: «La crisi non è un elemento che debba spingere a scelte sbagliate. I lavori di conversione sarebbero ingenti e interesserebbero tante aziende. Ma niente carbone a Torre del sale perché contrasterebbe con il nuovo modello di sviluppo che siamo impegnati a costruire. Senza contare il risultato del referendum degli anni Ottanta con cui la scelta del carbone fu bocciata».
«La posizione rimane inalterata», commenta oggi l’assessore all’ambiente Marco Chiarei.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google