Il dolore
Censimento, restituiti oltre il 92% dei questionari
Soddisfatti gli addetti del Centro di raccolta, riconsegna al 40% via web Uno zoccolo duro di 300-400 persone rischia la diffida e poi una maximulta
PIOMBINO
15.381 questionari restituiti. Ovvero, il 92,26 % del totale. È il bilancio tutto piombinese del censimento 2011, chiuso - così come la legge impone ai Comuni inferiori ai 150 mila abitanti - lo scorso 31 gennaio.
Una media che non può che rendere soddisfatti gli addetti del Centro di raccolta, che possono quindi vantare una percentuale vicinissima a quel 93% che l'Istat ha rilevato in media per lo stesso genere di Comuni. «In realtà – spiega Federico Paradisi, responsabile ufficio demografico del Comune – quel che ci rende soddisfatti è il primato della riconsegna dei questionari via web, con un 40% che ci porta a essere i migliori in Toscana e probabilmente tra i migliori in Italia».
Un dato così ricco, sottolinea Paradisi, non significa un livello di informatizzazione particolarmente alto della città: semmai, specifica, la percentuale indica il buon lavoro dell'ufficio, che ha gestito via Internet tutte le richieste di coloro che per la compilazione del questionario si presentavano agli uffici del Centro di raccolta.
«Inoltre – aggiunge - possiamo vantarci di presentare all'Istat un buon lavoro: tutti i questionari che ci sono stati consegnati sono stati ricontrollati e corretti. Questo ci rende particolarmente felici». I questionari inviati dall'Istat a Piombino erano complessivamente 18.183: da questi, spiega Paradisi, ne vanno sottratti circa 1500 che si riferivano a persone decedute o trasferite. Stando così le cose, il totale di questionari attesi scendeva a circa 16.600, attestato dal fatto che, al momento, ci sono in tutto ancora 1280 utenze "non rispondenti rispetto al dovere".
Per questi, il regolamento dell'Istat prevede l'invio tramite raccomandata di una notifica con "diffida", seguita, a 20 giorni di distanza, dall'applicazione di una sanzione che va da 206 a 2065 euro. Tuttavia, spiega Paradisi «è necessario operare dei forti distinguo all'interno di questo novero di ritardatari, poiché non tutti i casi sono uguali, e non si può rischiare di spendere 6000 euro di raccomandate sapendo di avere a che fare con persone che non verranno». Gli esempi che si possono fare, infatti, sono almeno tre: la famiglia che si è trasferita per sempre, magari negli ultimi mesi, quando il censimento era già in corso, la persona che è irreperibile o sconosciuta (stranieri che dopo aver preso la residenza a Piombino hanno lasciato la città senza avvertire il Comune), oppure persone che non è al momento possibile contattare perché magari si tratta di anziani ammalati temporaneamente trasferiti altrove.
Per tutti questi, spiega Paradisi, la soluzione sarà il censimento d'ufficio, o al limite la segnalazione all'Istat di mancato censimento, come nel caso tipico della badante tornata al paese d'origine. Rimane infine «uno zoccolo duro di 300-400 persone che non è possibile inserire in questi gruppi: persone che si sono prese gioco del rilevatore, che hanno mentito sulla riconsegna o che magari si sono dichiarate non intenzionate alla compilazione del questionario. Bene, per tutte queste persone scatterà la procedura che prevede la diffida». Tutte le operazioni dovranno necessariamente concludersi entro il 10 marzo.
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