Il Tirreno

Carciofi in malora per il gelo

di Serena Insero

Distrutta l’80 per cento della produzione, i coltivatori chiedono lo stato di calamità naturale

3 MINUTI DI LETTURA





 

VENTURINA

Il maltempo ha sferrato un duro colpo ai produttori agricoli locali. La gelata prolungata sotto gli otto gradi ha infatti causato gravi danni alle coltivazioni di carciofo della Val di Cornia.

Più dell'80% della produzione di questo tipico prodotto locale andrà persa. La denuncia arriva dalla Confederazione agricoltori italiani di Venturina (Cia). Il carciofo della Val di Cornia, conosciuto anche come “carciofo violetto”, è una pianta maestosa, che prende le forme di una fontana e prodotto in grandi quantità nella piana di Venturina adesso è avvizzito e coperto da lastre di ghiaccio.

«Il ghiaccio che si è formato nei giorni scorsi per queste temperature così basse, e il forte vento, hanno distrutto i carciofi», spiega uno dei più importanti produttori agricoli della zona, Alessandro Meini. Uno scenario drammatico, specie nella zona di Casalpiano, che non passa inosservato neanche ai passanti.

A essere stato danneggiato è soprattutto il “Terom”. Si tratta del carciofo primaverile di colore violetto scuro con striature verdi, che internamente sfumano al giallo paglierino. Ha una forma ovale senza spine o con un leggero accenno di spine, carnose e spesse, aderenti e ben serrate, dal gusto molto delicato e persistente. Oggi si stenta a riconoscerlo, tutto racchiuso su se stesso e inerme di fronte a queste basse temperature.

«Questo tipo di ortaggio è quello maggiormente prodotto in Val di Cornia – spiega Meini – Raggiunge di media 8-10 capolini per pianta, ma adesso sarà forse possibile ottenerne non più di due. La raccolta doveva iniziare questo fine settimana ma purtroppo il freddo ci ha anticipati, giocandoci un brutto scherzo».

Il danno economico è gravissimo: «La nostra società agricola - dice Meini - possiede 25 ettari di terreno coltivato a carciofo, che rappresenta il 75% del reddito totale dell'azienda. Le spese vive sostenute per la produzione di carciofi sono intorno ai 4mila euro per ettaro. La somma ricavata dalla vendita del prodotto rimasto non sarà più di 2mila euro ad ettaro, questo significa che avremo un danno di circa 50mila euro».

Meini si mostra disperato per questa situazione: «Non so come faremo a far fronte alle spese sostenute e che dovremo sostenere quest’anno. Sono aumentati i costi complessivi anche per il settore, e in più ci sarà da pagare la nuova imposta, l’Imu, introdotta dal nuovo governo. Insomma, questa gelata è stata proprio la ciliegina sulla torta».

Per questo il produttore venturinese lancia un appello alle istituzioni: «Adesso abbiamo bisogno immediato di liquidità per sostenere le spese necessarie a continuare l’attività. Spero che verrà dichiarato lo stato di calamità naturale, come avvenne nel 1985».

La Cia di Venturina «sta verificando l'entità dei danni anche su altre coltivazioni come quella degli spinaci – afferma l’agronomo della Cia, Pasquale Delli Paoli – ma intanto per il carciofo la situazione si può già definire molto grave».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze