Il Tirreno

«Trasferitemi subito o mi lascio morire»

Ricoverato in ospedale detenuto del carcere di Porto Azzurro in sciopero della fame da 20 giorni

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PORTO AZZURRO

«O mi trasferite in Sardegna o smetto di mangiare». Non stava scherzando Antonio Casu, detenuto 55enne di Sassari che deve scontare una pena lunga nel carcere di Porto Azzurro. Da circa 20 giorni l’uomo ha smesso davvero di nutrirsi iniziando - per protesta - uno sciopero della fame e della sete che ha costretto gli amministratori della casa di detenzione a disporre, ieri pomeriggio, il suo ricovero all’ospedale di Portoferraio. Un ricovero, fanno sapere dal carcere, stabilito per motivi precauzionali, dal momento che Casu non accusa, nonostante una repentina perdita di peso, problemi fisici gravi.

Il motivo della protesta del 55enne è particolare. Non ce l’ha con il carcere di Porto Azzurro, non si lamenta per le condizioni dell’istituto, bensì Casu sarebbe stanco dei continui e faticosi trasferimenti in Sardegna, dove è coinvolto in alcuni procedimenti penali. «Non è uno sciopero della fame contro di noi – commenta il direttore della casa circondariale Paolo Sanna – ognuno ha il diritto di protestare, anche se non possiamo condividere i motivi della protesta. E’ un detenuto ostinato, da giorni non si nutre. Così, per evitare rischi, abbiamo deciso di farlo ricoverare». Una scelta pressoché obbligata dell’amministrazione carceraria, vista l’impossibilità di prestare l’assistenza necessaria al detenuto tra le mura dell’istituto.

Casu, in circa 20 giorni di sciopero della fame e della sete, ha perso qualcosa come il 15% del suo peso abituale. Attualmente il detenuto è ricoverato nel reparto di medicina di Portoferraio.

L’episodio non fa che alimentare un clima di tensione che, negli ultimi giorni, ha contraddistinto il carcere longonese. L’ultimo episodio è di alcuni giorni fa quando un detenuto, già responsabile di aggressioni ai danni del personale del carcere, ha finto di suicidarsi in cella per poi, una volta soccorso da un agente penitenziario, aggredirlo fisicamente chiudendogli il portone della cella su una mano e, di fatto, mandandolo al pronto soccorso. I sindacati di polizia penitenziaria, ormai da tempo, denunciano una situazione fin troppo tesa all’interno del carcere di Porto Azzurro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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