Attenzione
Lucchini in vendita anche per un euro, ma il tempo stringe
Varnier ai capi area dello stabilimento: «Situazione grave» Necessario un nuovo partner entro quattro-cinque mesi
di Giorgio Pasquinucci
PIOMBINO
La Lucchini in vendita anche per un solo un euro. Questo l’impegno che Alexey Mordashov e la Severstal hanno preso con le banche nel piano di ristrutturazione del debito di 727 milioni, attualmente all’esame del Tribunale di Milano per l’omologa.
Un accordo blindato che si basa sulla procura a vendere le azioni depositata allo studio legale Freshfields, insieme alle «istruzioni irrevocabili» di consegnarla» alla Banca Imi (Intesa San Paolo), agente del pool di 17 istituti di credito che hanno accettato la ristrutturazione del debito, appena sarà trovato un nuovo acquirente per il gruppo siderurgico.
Secondo il settimanale economico “Il Mondo”, che rivela alcuni dei particolari del piano, a Banca Imi sarebbe concesso un diritto di prelazione sul totale delle azioni ad un euro, o al maggior prezzo offerto.
Sempre “Il Mondo” fa l’ottimistica previsione che il giudice Roberto Fontana, che ha in mano la pratica, possa convocare l’udienza per l’omologa la prossima settimana. In effetti il 10 febbraio scade il termine per le osservazioni, ma il giudice potrebbe prendere altri 30 giorni. Ed è questa l’ipotesi più realistica che trova credito anche tra i dirigenti Lucchini.
E’ quindi probabile che i proventi della vendita di Ascometal (circa 360 milioni di cui 260 dovrebbero rimanere nella case Lucchini ) siano sbloccati nella prima metà di marzo. Questo potrebbe mettere in ulteriore difficoltà le imprese d’appalto, che dall’omologa del piano attendono il pagamento di 72 milioni di euro. Il resto dei soldi dovrebbe andare a copertura dei creditori agevolati (50 milioni), alla liquidità circolante (45 milioni) e all’operatività della Lucchini e delle controllate (35 milioni).
Quanto può reggere la Lucchini con questa piccola iniezione di liquidità. Il Cda ha già fissato le tappe, prevedendo la scelta del socio entro giugno.
La situazione della Lucchini è grave. E lo ha confermato nei giorni scorsi il responsabile delle ristrutturazione Pierre Varnier durante un incontro con i responsabili d’area dello stabilimento. Quattro-cinque mesi al massimo il tempo utile per trovare un partner affidabile. Nel primo incontro con i sindacati, Il Cda ha espresso anche la preferenza per un grosso gruppo che abbia un accesso privilegiato alle materie prime, che incidono per il 60% nei costi della Lucchini. In circolo al momento molte voci ma niente di concreto. Tra questi il possibile interessamento di Tata-Corus, di Arcelol Mittal , dell’ucraina Metinvest, delle russe Achmetov e Novolipetsk. Meno accreditata sembra in questo momento l’ipotesi della cordata Beltrame e Acciaierie venete .
Il piano per la Lucchini, contiene tuttavia delle previsioni alquanto ottimistiche sulla ripresa . Secondo le cifre riportate da il Mondo”, la produzione di quest’anno dovrebbe raggiungere 2 milioni tonnellate. Gli impianti stanno tuttavia marciando attualmente con un trend di 1,2 milioni. Nel piano si prevede tuttavia un incremento del 24% della produzione di rotaie, del 25% delle barre, del 31% della vergella e del 7% della ghisa. Per saturare la capacità produttiva (2,3 milioni di tonnellate) servirebbero circa 300 milioni di investimenti in tre anni per il rifacimento dell’altoforno, per il potenziamento del treno rotaie e delle colate continue. In questo modo – secondo il piano – da un Ebitda negativo di 67 milioni, già nel 2013 si dovrebbe passare ad un risultato positivo di 108 milioni.
Previsioni che sembrano contrastare con la situazione attuale dello stabilimento. E il miracolo sempre più è affidato al nuovo compratore.
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