Gioco
Ascensore ko, disabile prigioniera in casa
Disservizi e umidità tormentano le famiglie residenti negli appartamenti Casalp di via Guido Rossa
PIOMBINO
Prigioniera in casa propria. Così si considera Giovanna Meini, 69 anni, al primo piano di uno degli alloggi popolari in via Guido Rossa al Cotone. Disabile e costretta sulla sedia a rotelle, la signora Giovanna non può uscire di casa perché l’ascensore condominiale non funziona. Anzi, ad essere precisi non ha mai funzionato, sin dal luglio 2010 quando gli appartamenti sono stati consegnati. Sembrano nati davvero male gli alloggi di via Rossa, gestione Casalp. I primi problemi già all’ingresso delle dodici famiglie: acqua fredda, umidità e riscaldamento guasto le seccature più pesanti. E ovviamente la questione dell’ascensore, il disagio probabilmente più forte per Giovanna: «Ho l’impressione che mi prendano in giro – afferma amaramente, accanto all’inseparabile cagnolino Zeus - La faccenda si sta trascinando da un anno e mezzo. Ora mi hanno detto che sarà pronto fra due settimane... Prima abitavo in un altro alloggio popolare, in via Pisacane. Era grande e ci stavo bene, ma era al terzo piano, senza ascensore. Qui l’ascensore ci sarebbe, ma non è mai andato. Per non parlare del bagno». Già, perché anche il gabinetto non è adeguato. Le misure e i sanitari sono normali, inadatti ai movimenti di una persona invalida. In questo senso la donna si trova costretta a farsi aiutare dai familiari ogni volta che deve fare la doccia. «Mi dispiace dover obbligare mio figlio o mia nuora ad assistermi – spiega – Loro mi aiutano volentieri, ma non mi sembra giusto, né per me né per loro». Alzando gli occhi al soffitto del bagno, un altro problema: sulla parete una macchia consistente di umidità (cosa che coinvolge un’altra inquilina). «È colpa mia – dice Moira Tolomei – Succede quando faccio la doccia». Moira abita al secondo piano, proprio sopra la signora Giovanna. È lei a parlarci dell’umidità che sta letteralmente condizionando la sua vita e quella di sua figlia, Giulia, dodici anni. Il problema riguarda lei e, per ora in modo minore, Giovanna, perché è dentro i loro appartamenti che passa il tubo della canna fumaria. «L’umidità c’è sempre stata – spiega Moira – Per cercare di risolvere la cosa hanno spaccato la colonna e l’hanno rifatta più larga, da non creare condensa. E invece non è cambiato nulla, anzi». Già nell’ingresso di casa si vedono, tra parete e soffitto, macchie d’acqua; è entrando nella camera da letto tuttavia che si presenta la situazione peggiore: la parte alta della colonna è aggredita dall’umidità. «Dipende da quanti accendono il riscaldamento – prosegue Moira – Ma mica posso dire alla gente di morire di freddo. La paura è che la circostanza peggiori, come già sta accadendo sulla terrazza». Al piano superiore, dentro la sala lavanderia gli effetti dell’umidità si manifestano in modo più incisivo. «Non posso vivere così – conclude Moira – Devo pensare alla salute di mia figlia. Ho chiamato Casalp un mese fa, ma ancora non sono venuti a vedere. Ho chiesto il cambio di casa, ma non è sicuramente un percorso veloce. E intanto cosa faccio?».
Francesca Lenzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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