«Riorganizzazione, l’Asl non fa i conti con il contratto»
Domani il prefetto incontrerà l’azienda e i sindacati per tentare una conciliazione sul caso dei centralini
di Valeria Parrini
PIOMBINO. L’incontro con i vertici Asl non ha soddisfatto i sindacati. Convocazione tardiva, inizio nel pomeriggio inoltrato nonostante una scaletta fitta di argomenti, troppi punti ancora in sospeso.
Venerdì, intanto, le parti si rivedranno. Stavolta, però, davanti al prefetto. Che dovrà tentare la conciliazione dopo lo stato di agitazione proclamato per la situazione dei centralini. La causa sta nella decisione di accentrare il servizio notturno di Piombino, Portoferraio e Cecina su Livorno. Già sotto organico di due persone. Con l’azienda pronta a procedere comunque, ricorrendo alla mobilità d’urgenza. In violazione, secondo i sindacati, della normativa.
L’insoddisfazione è diffusa e ruota intorno a quella che viene definita una prassi consolidata e improduttiva da tutti i punti di vista - incluse le relazioni sindacali -, con l’Asl che progetta autonomamente la riorganizzazione dei servizi, snobba le implicazioni sul personale e al momento dell’attuazione inciampa nelle regole contrattuali.
«Il risultato è la sospensione dei processi e l’inasprimento dei rapporti», afferma Paolo Camelli (Uil sanità), portando come esempio il centro trasfusionale, dove la nuova organizzazione non tiene conto della reperibilità del personale. Ed è stata stoppata proprio nell’incontro di martedì per poter aprire un confronto che, secondo Camelli, doveva esserci prima. Stesso discorso per l’accentramento dei servizi di sterilizzazione.
«La preoccupazione è legata alla consapevolezza che le decisioni sono prese sempre più spesso in sede di area vasta. E allora che questo valga per tutti. Meglio che la Regione ridisegni i territori. Gli ambiti provinciali Asl sono superati. Almeno, risparmieremmo gli stipendi di una dozzina di direttori», afferma Stefania Nunes (Cgil). I sindacati, poi, bocciano decisamente le ultime vicende legate alla Tac mobile, utilizzata in attesa del nuovo macchinario. Pazienti barellati in uscita dal tunnel di teli collegato all’ospedale e, quindi, costretti all’addiaccio nella fase di trasferimento sul mezzo. Anche di notte, nei casi di emergenza.
Soprattutto dopo l’allerta meteo per il gelo, le organizzazioni di categoria avevano chiesto garanzie a protezione sia dei malati, sia degli operatori. C’è chi ha minacciato l’intervento dei carabinieri. E ieri qualcosa si è mosso.
«Abbiamo messo a fuoco il problema e provveduto alla sistemazione di una decina di split per l’insufflaggio di aria calda», commenta il direttore di Villamarina, Irio Galli, scusandosi per i disagi e garantendo che il nuovo macchinario sarà funzionante entro metà febbraio.
Intanto, da Livorno, l’Asl prova a spiegare i disservizi che si stanno registrando a causa dell’accelerazione impartita alle novità nel controllo della terapia anticoagulante.
Ricorda che esistono percorsi dedicati ai prelievi di sangue nei distretti. Esclude che siano necessari operatori particolarmente formati. E sostiene che la consegna dei referti è sempre stata garantita entro le 12.
All’Associazione dei pazienti anticoagulati, invece, continuano ad arrivare segnalazioni circostanziate che vanno in senso opposto. E che stridono con le rassicurazioni fornite pubblicamente dall’azienda e dai medici del laboratorio nel corso dell’affollatissima assemblea nella sala Avis. Nel dicembre scorso. Alla vigilia della riorganizzazione con cui il controllo Tao è passato da Villamarina ai medici di base.
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