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DROGA

Intercettazioni troppo deboli Riese arrestato esce dal carcere

PORTOFERRAIO Scarcerato. Dopo un mese passato dietro le sbarre. Enzo Giannoni, 42 anni di Rio Marina, è libero in seguito all’ordinanza del tribunale del riesame di Firenze che ha accolto il ricorso...

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PORTOFERRAIO

Scarcerato. Dopo un mese passato dietro le sbarre. Enzo Giannoni, 42 anni di Rio Marina, è libero in seguito all’ordinanza del tribunale del riesame di Firenze che ha accolto il ricorso dell’avvocato difensore Nicola Giribaldi. Misura cautelare cancellata anche per la convivente di Giannoni che era stata sottoposta all’obbligo di firma. Entrambi sono indagati per aver ceduto cocaina a un conoscente e alla rispettiva moglie, nell’orbita di un’indagine che ha comportato l’arresto di diverse persone.

Alla base dell’ordine di custodia cautelare di Giannoni, richiesto dal Pm di Livorno e accolto dal Gip lo scorso 23 dicembre, c’erano alcune intercettazioni telefoniche considerate determinanti per l’esito delle indagini condotte dal commissariato di Piombino.

Gli inquirenti definirono Giannoni e la convivente «soggetti che in veste di fornitori dello stupefacente – si legge nell’ordinanza – erano partecipi dell’attività delittuosa». Ma in sede di riesame quelle intercettazioni che hanno spedito Giannoni in carcere sono state considerate non in grado «di poter integrare il requisito degli indizi di colpevolezza».

Alcuni elementi delle conversazioni intercettate dal commissariato sarebbero state fraintese, secondo l’analisi della difesa condotta dall’avvocato Giribaldi. Ecco alcuni dettagli. Quando la convivente parlava con la moglie del 41enne di Portoferraio, arrestato assieme a Giannoni, di «pennellini e spatoline» non si riferiva al confezionamento di droga, bensì parlava di pittura secca. Allo stesso modo quando il 41enne e la rispettiva coniuge parlavano di Giannoni, dicendo che avrebbe concesso loro «un assaggino profumato» nel suo locale non si riferiva alla droga, ma a un dolce appena sfornato.

Secondo la ricostruzione ritenuta congrua dal Gip «l’acquisto della droga avveniva in base a uno schema ricorrente» e il pagamento tramite schede prepagate che i clienti di Giannoni e della convivente caricavano periodicamente. Anche questa ipotesi, secondo il Gip, veniva provata dalle intercettazioni a carico delle persone coinvolte e dal tentativo della convivente di Giannoni, dopo la perdita di 11 grammi di cocaina da parte del presunto cliente arrestato e ritrovati nel parcheggio del commissariato di Piombino, di bloccare anzitempo il versamento di una somma di 1.400 euro. In realtà, in sede di riesame, non si vede «come il soprassedere al versamento possa avvalorare il ruolo di fornitori della coppia».

In conclusione gli indizi ritenuti fondanti dal Gip si sono dimostrati fragili agli occhi del tribunale del riesame, frutto di «pochissime conversazioni – si legge nell’ordinanza - emergono solo incontri frequenti e programmati fra persone che si conoscevano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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