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Dalla leucemia ora si può guarire

Solo trent’anni fa era una malattia del sangue incurabile oggi, invece, è anche guaribile. Parliamo di leucemia mieloide cronica che coinvolge circa 300 persone in Toscana, con 30 nuovi casi all’anno....

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Solo trent’anni fa era una malattia del sangue incurabile oggi, invece, è anche guaribile. Parliamo di leucemia mieloide cronica che coinvolge circa 300 persone in Toscana, con 30 nuovi casi all’anno. La svolta è rappresentata dai nuovi farmaci capaci di bloccare la proteina che produce le cellule tumorali. E se i primi cambiamenti si sono visti dieci anni fa con l’imatinib, in grado d’attaccare la componente genetica della cellula, ora è la volta del nilotinib: un nuovo farmaco che migliora ulteriormente i risultati, con percentuali sostanzialmente raddoppiate. «Un esempio – ha detto Michele Baccarani, ematologo all’Università di Bologna, in un incontro stampa promosso a Napoli da Novartis – di guarigione intelligente, indirizzata cioè al punto chiave del meccanismo tumorale. La prospettiva è che al di là dei risultati – si è aggiunto – tende così a crescere la percentuale di pazienti che potranno smettere la cura prima o poi e considerarsi definitivamente guariti dalla leucemia mieloide cronica (15% di tutte le leucemie), mentre prima si riteneva indispensabile la prosecuzione a tempo indeterminato della cura tradizionale, con tutti i possibili effetti collaterali». E la novità sta nella possibilità di utilizzare il farmaco già in prima battuta e non solo nei casi in cui sia emersa una condizione di resistenza all’imatinib. In particolare, riduce il rischio di progressione della malattia e quindi d’ un aggravamento fatale. A distanza di dieci anni dall’esordio, la sopravvivenza è passata dal 20% all’80%. Al contempo la fase cronica si è prolungata, riducendo le altre due, accelerata e blastica, aumentando sempre più l’aspettativa di vita. Questa situazione di malattia è dovuta alla produzione incontrollata delle cellule del midollo osseo con produzione di un numero elevato di globuli bianchi, che escono dal midollo e vanno ad attaccare sangue e milza. Compare mediamente intorno ai 50-60 anni e le cause non sono note, se non un suo maggiore riscontro dopo l’esposizione a radiazioni ionizzanti. La ricerca sta dimostrando d’ aver intrapreso un valido percorso di cooperazione internazionale. L’ottica è ottenere la miglior standardizzazione del trattamento terapeutico.

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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