Il Tirreno

Tre colpi da ko ma Marcello non va al tappeto

PORTOFERRAIO Andare tre volte al tappeto e rialzarsi sempre. E’ il ring della vita che ha cercato di sconfiggere Marcello, 50 anni, vigile del fuoco di stanza all'Isola d'Elba e la sua famiglia, con...

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PORTOFERRAIO

Andare tre volte al tappeto e rialzarsi sempre. E’ il ring della vita che ha cercato di sconfiggere Marcello, 50 anni, vigile del fuoco di stanza all'Isola d'Elba e la sua famiglia, con una malattia con la quale combatte ormai da nove lunghi anni. Ma è l'ultimo epilogo, perché «Nella mia famiglia - sono sue parole - non c’è mai stato niente di scontato. Per le figlie abbiamo tribolato. Entrambe hanno rischiato la vita perché volevano venire al mondo prima del tempo. Per mia moglie ed io è stato un lungo calvario, che ci ha allontanato da casa diversi mesi, per farle nascere e curare. E’ il disagio di vivere sull' isola». Anche Marcello vive l’insularità come un problema, come un ostacolo in più per affrontare la malattia, per ricevere le cure necessarie.

«Un piccolo linfonodo nel collo che trascuravo da tempo: linfoma non Hodgkin centrofollicolare – racconta Marcello – provai stordimento e paura non sapendo precisamente cosa mi aspettasse. Per fortuna intrapresi subito la strada giusta all'ospedale Careggi di Firenze. Sei cicli di chemioterapia, che potei praticare presso l'ospedale di Portoferraio. Fu dura, ma la malattia era stata sconfitta».

Poi un breve periodo di pace, lontano - almeno in apparenza - dall’incubo. E invece tutto ricomincia tre anni dopo: emersero altri linfonodi. Questa volta all’inguine. Stessa trafila: biopsia e diagnosi positiva, la malattia si era ripresentata sotto un’altra forma e più aggressiva.

«Lo sconforto mi assalì di nuovo, ora sapevo cosa mi sarebbe aspettato. Si decise di provare con un trapianto autologo (sulla stessa persona). Sarei dovuto rimanere, per la chemio e l'autotrapianto, diverso tempo a Firenze. Eravamo disorientati. Non sapevo davvero cosa fare».

La soluzione, piano piano, venne alla luce. «Tramite internet venimmo a conoscenza dell’esistenza di una casa Ail (associazione italiana leucemie), “Casa Diletta” a Campi Bisenzio. Li contattai e subito si resero disponibili. Ci diedero alloggio sia durante le cure che a mia moglie durante il mio ricovero in ospedale, dandole così la possibilità di assistermi e starmi vicino. Una cosa fondamentale per me. Sapevamo già cosa volesse dire stare lontani da casa, ma questa volta c’era anche il pensiero delle nostre figlie rimaste con i nonni e non è stato facile.

Dopo l'autotrapianto ho avuto la remissione completa. Ero sottoposto a frequenti controlli presso il T.m.o. di Careggi, ma potevamo sempre contare sull'ospitalità della casa Ail.

A distanza di poco più di due anni mi si è ripresentata per la terza volta con un interessamento midollare più importante».

Un altro colpo, che però non ha messo al tappeto Marcello. «Questa volta mi è veramente crollato il mondo addosso e c’è voluta una grande forza per non arrendersi. L'ultima strada era un trapianto di cellule staminali da donatore esterno, non familiare perché sono figlio unico. La terapia preparatoria, il trapianto con ricovero presso il T.m.o. e il post trapianto, mi hanno impegnato per più di un anno. Un anno avanti e indietro da casa a Firenze, non so come avremmo fatto senza l'appoggio di casa Ail e dei suoi volontari, sia logisticamente, sia economicamente, sia moralmente».

Sono trascorsi oltre due anni dalla data del trapianto, Marcello sta abbastanza bene, ha ripreso il lavoro dopo una lunghissima assenza, anche se non è ancora operativo al 100% . Il peggio sembra ormai alle spalle anche se, spesso, Marcello deve ricorrere alle cure necessarie per tenere a bada la malattia e continua ad essere monitorato dalla struttura che lo ha fatto uscire dal tunnel.

«Vengo sottoposto a controlli periodici – racconta Marcello – e, quando necessita, ci appoggiamo alla casa Ail dove troviamo sempre l'accoglienza dei volontari che ormai sono diventati amici e ai quali va tutta la gratitudine». (g.u.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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