Il Tirreno

Madre e manager contro la leucemia

La storia di Simona che da quattro mesi fa la guerra a un linfoma. «Non mi dò per vinta»

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PORTO AZZURRO

Una perfetta manager nel suo luogo di lavoro in un’azienda e anche in famiglia, spesso in giro per l'attività sportiva del figlio, ma al contempo per seguire da vicino una figlia ed un nipotino.

Quattro mesi fa, dopo un’ecografia per un mal di pancia persistente, s’affaccia d’improvviso la malattia: linfoma non Hodgkin follicolare è la diagnosi.

E’ da quel momento che è iniziata l’odissea di Simona, residente a Porto Azzurro. E’ iniziata la sua battaglia contro la malattia.

D'un tratto la vita cambia ed ancor più se la diagnosi definitiva (ospedale fiorentino di Careggi, dove viene subito inviata dai medici curanti), non è delle più confortanti: linfoma di IV° grado aggressivo.

Dalla padella alla brace. Ma non c'è stato nemmeno il tempo di compiangersi.

«Ho iniziato subito il primo ciclo di chemioterapia – ci spiega Simona – poi mi hanno dimessa. In 120 giorni ho eseguito altri cicli ogni tre settimane, con un impegno fisico e psicologico non indifferente».

Ed anche per lei e la famiglia comincia così il disagio dei trasferimenti continui.

L'Elba è un posto magnifico, il migliore del mondo, ma diventa un incubo se si ha allo stesso tempo necessità di spostarsi in continente per motivi oltre tutto di salute».

Si trattava dunque di trovare una sistemazione che consentisse di creare una base d'appoggio per lei e i suoi familiari che in questa fase difficile sono sempre stati vicini a Simona.

Non è semplice in condizioni normali, figuriamoci poi con la pressione continua dello stato clinico. Eppure, non di rado, qualcuno ci mette una pezza in un modo o nell'altro.

«Il personale dell’ospedale di Careggi – spiega Simona – mi ha infatti messo a conoscenza che, nei giorni in cui avrei dovuto eseguire la terapia, potevo usufruire degli alloggi messi a disposizione della sezione fiorentina dell’Ail, l'associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma».

La struttura si trova a Campi Bisenzio, a due passi da Firenze e dal centro cittadino. «In pratica – spiega Simona - una fortuna davvero insperata in quel momento delicato per la mia vita».

«Nel corso di questo periodo – aggiunge Simona – sono stata spesso ospite a Casa Diletta, dove devo dire mi sono trovata sempre molto bene sia per l'accoglienza veramente squisita da parte dell'intero personale, che per la qualità della struttura. Fra l’altro, faccio continue amicizie con gli altri ospiti della struttura – dice ancora la signora – e ciò, sul piano personale, mi offre sostegno, mi dà fiducia e infonde il coraggio di cui ho bisogno per affrontare questa grave malattia. La strada, intuisco da me, sarà ancora lunga, ma con degli amici così il viaggio sarà di sicuro meno complicato».(g.u.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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