Sicurezza
Sorpresa Hiv: sieropositivi in aumento
Sani, direttore del servizio malattie infettive Asl : «Troppi casi, l’attenzione sta calando». E torna anche la sifilide
di Ludovica Monarca
PIOMBINO
Se lo conosci, lo eviti, se lo conosci non ti uccide. È lo slogan di cui tutti ci ricordiamo, quando si parla di Aids. Quello della campagna degli anni Ottanta con gli aloni viola che circondavano le persone contagiate dal virus Hiv.
Sono passati trent’anni dalla comparsa della malattia, e l’Aids sembra non esistere più. Non si vedono più campagne, non si fanno più film come “Philadelphia”. Non ci sono più morti celebri come quella di Freddie Mercury. Eppure l’Hiv è sempre presente e c’è un’intera generazione, compresa tra i 18 e i 35 anni che, a causa della disinformazione e di molti pregiudizi, conosce poco questa malattia. Una generazione cresciuta senza più alcun tabù, caratterizzata da comportamenti sessuali molto liberi, spesso a rischio, condotti cambiando frequentemente partner e, soprattutto, non usando il preservativo nei rapporti occasionali.E i dati lo confermano.
Negli ultimi 10 anni le persone che si sono scoperte sieropositive nella provincia di Livorno sono state 362, di cui 92 nella zona della Val di Cornia. Attualmente i sieropositivi in cura a Livorno sono 500, di cui 70 proveniente dal comune di Piombino. Dati di certo non positivi, che peggiorano ulteriormente se analizzati sapendo che il 25% dei sieropositivi sul territorio nazionale sono inconsapevoli di aver contratto la malattia. Il periodo di incubazione può essere molto lungo e la mancanza di sintomi nel breve periodo rende il virus difficilmente riconoscibile. Basti pensare che più del 30% dei sieropositivi scopre di aver contratto il virus dopo aver già sviluppato la malattia. Solo nel 2011 l’Asl 6 ha speso circa 4 milioni di euro per la terapia Hiv.
«Negli ultimi dieci anni il trend è stato sicuramente negativo, con addirittura qualche picco – spiega Spartaco Sani, direttore del reparto malattie infettive di Livorno – Con i mezzi e le potenzialità che abbiamo anche 10 casi in un anno sono troppi. L’attenzione è calata. Quando ho cominciato a lavorare, alla fine degli anni Ottanta, la curiosità era altissima. Tutti volevano essere informati. Adesso nessuno ti chiede più niente, ma non perché sanno tutto, semplicemente credono che sia un problema lontano dalla nostra quotidianità quando non è assolutamente così».
Proviamo a sfatare qualche pregiudizio: il 90% delle persone che si sono scoperte sieropositive negli ultimi 10 anni ha contratto il virus per via sessuale. Solo il 10% era tossicodipendente. Non solo, più del 60% è eterosessuale. «Oltre a un grosso lavoro di prevenzione e educazione – spiega Sani – bisogna che le persone capiscano quanto sia fondamentale fare il test, per se stessi e per gli altri. Viene svolto settimanalmente in forma assolutamente gratuita e anonima prendendo contatto con l’ambulatorio di infettivologia all’ospedale di Piombino e Livorno. Non esiste settore della medicina che abbia fatto più passi avanti della lotta all’Aids. Oggi i sieropositivi, grazie ai dovuti trattamenti, possono vivere una vita longeva e assolutamente normale».
Il pensiero “a me non potrà mai succedere” non paga nessuno, anzi. «Bisogna usare il preservativo – afferma Sani – Il calo dell’attenzione sociale è pericoloso. Oltre all’Hiv stanno riafforando malattie sessualmente trasmissibili che sembravano scomparse: come la sifilide. Prendere delle precauzioni significa anche proteggersi da infezioni di questo tipo, sicuramente meno pericolose dell’Hiv, ma non per questo trascurabili. State attenti, amatevi, ma con rispetto».
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