Lutto
Violenze in carcere nel libro-inchiesta di Samanta Di Persio
Violenze e crimini senza colpevoli nei buio delle carceri o durante un controllo di polizia. Di questo argomento scomodo, con cui devono fare i conti le cronache e la coscienza civile
PIOMBINO. Violenze e crimini senza colpevoli nei buio delle carceri o durante un controllo di polizia. Di questo argomento scomodo, con cui devono fare i conti le cronache e la coscienza civile, tratta il libro «La pena di morte italiana».Sarà l’autrice, Samanta Di Persio, a presentarlo domani pomeriggio alle 17,30 alla libreria Coop di via Gori. L’incontro è promosso da ExAequo, libera organizzazione di persone, con la collaborazione della libreria stessa.
«Per poche storie che hanno conquistato le prime pagine dei giornali, ce ne sono molte altre ignorate o dimenticate», afferma l’autrice, secondo la quale il sovraffollamento delle carceri o l’inadeguatezza dell’assistenza psicologica e sanitaria nel regime di detenzione, non bastano a spiegare queste storie.
Samanta Di Persio ricostruisce, attraverso verbali e testimonianze dei familiari, alcuni degli episodi più inquientanti, fa il punto sulle indagini e denuncia il silenzio delle istituzioni. «Spesso sono proprio le forze dell’ordine - rileva la scrittrice - a macchiarsi di omissione di soccorso, abusi e violenze contro chi dovrebbero proteggere e rieducare. E i crimini restano spesso impuniti, grazie ad una rete di silenzi e depistaggi in cui la giustizia sembra incapace di fare chiarezza».
Il libro, edito da Rizzoli, recupera le testimonianze, descrive le condizioni del regime carcerario e della detenzione negli ospedali psichiatrici giudiziari. Racconta dei capri espiatori, confronta i dati europei. Documenta il lettore sulle circolari e sui protocolli che dovrebbero scandire la vita dietro le sbarre.
Nella prefazione di Beppe Grillo, che sul suo blog si è occupato ripetutamente dell’argomento, si ricorda che la pena di morte non esiste più dal 1948, come recita la Costituzione. «Ragion per cui - aggiunge - in carcere le sentenze capitali sono eseguite con discrezione, senza dare nell’occhio. Il pestaggio si chiama infarto o emorragia cerebrale. Lo strangolamento è sempre un suicidio. In realtà, la pena di morte non è stata cancellata. Si è evoluta».(v.p.)
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