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LA STORIA

«Così sono uscito dal tunnel» Il racconto di un ex giocatore

PIOMBINO «Devo ringraziare la mia famiglia per essermi stata vicina, il gruppo di auto-aiuto Giocatori Anonimi (G.a)e i dottori che mi hanno salvato la vita», racconta commosso un ex giocatore, che...

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PIOMBINO

«Devo ringraziare la mia famiglia per essermi stata vicina, il gruppo di auto-aiuto Giocatori Anonimi (G.a)e i dottori che mi hanno salvato la vita», racconta commosso un ex giocatore, che rimane anonimo in quanto è lo statuto stesso dei G.a ad imporlo.

« Ho iniziato a giocare a 14 anni – spiega – ma è diventata una vera e propria patologia all’età di 45 anni. Da quel momento ho cominciato a brancolare nel buio». Un buio profondo a tal punto da arrivare a pensare di togliersi la vita. «Di ritorno da Sanremo, dove spesso andavo per giocare al casinò – racconta – mi ritrovai senza un soldo in tasca davanti al treno che mi avrebbe riportato a casa. In quel momento pensai di buttarmici sotto. Poi la sensazione di aver perso la dignità, insieme a quella di vuoto, di tristezza continua mi hanno spinto a chiedere aiuto. Nonostante due ricadute, una delle quali mi ha portato a trascurare mia moglie mentre stava lottando contro un cancro, sono riuscito a smettere di giocare».

Il G.a è un’associazione di uomini e donne autonoma, autogestita ed autofinanziata. Nasce nel 2003 con l’obiettivo di aiutare il giocatore compulsivo ad astenersi dal gioco e a ritrovare il proprio equilibro. Attualmente sono circa 20 le persone che fanno parte del gruppo di auto-aiuto, che si riunisce 2 volte a settimana a Livorno nella sede in via San Giovanni.

«L’unico requisito per divenire membri dei G. A è il desiderio di smettere di giocare. Lì siamo tutti uguali, nessuno giudica nessuno, si racconta la propria storia oppure si ascoltano quelle degli altri – spiega l’ex giocatore- Si lavora su se stessi, sul presente. Il passato e il futuro non contano. La nostra medicina è il manuale del “Nuovo Inizio”. Una sorta di vademecum giornaliero, che invita a vivere hinc e nunc, quindi a fare i ventiquattro passi giusti per intraprendere una nuova vita senza perdere tempo né risorse». A riunirsi non solo i giocatori compulsivi: ci sono i Gam-Anon, ossia i gruppi familiari che condividono esperienze allo scopo di risolvere il problema comune. Sì, perché il gioco d'azzardo è una malattia che coinvolge tutta la famiglia. Lo sa bene la moglie del nostro intervistato che nel corso degli anni non ha mai smesso di sostenerlo. «La vera medicina per me è stata la possibilità di confrontarmi con altre persone – racconta commosso l’ex giocatore – Non è facile andare avanti, il rimorso e l’amarezza per quanto è accaduto ieri non si dimenticano e la paura di ricadere domani rimangono». (s.i.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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