Sicurezza
Stabilimenti contro il decreto che mette le spiagge all’asta
Il 31 gennaio i balneari presenteranno un progetto al governo sul tema della liberalizzazione delle concessioni. Sarà il risultato della discussione che è stata fatta ieri a Roma con...
PIOMBINO
Il 31 gennaio i balneari presenteranno un progetto al governo sul tema della liberalizzazione delle concessioni. Sarà il risultato della discussione che è stata fatta ieri a Roma con protagonisti tutti i sindacati di categoria. L’incontro aveva proprio l’obiettivo di organizzare un piano collettivo in risposta all’articolo 26 del decreto di bozza annunciato nei giorni scorsi dal governo Monti che ha messo in allarme il settore dei balneari. La norma contenuta nel testo asseconda in sostanza le indicazioni della direttiva europea Bolkestein sull’obbligo di rimettere all’asta le concessioni demaniali dopo la prima scadenza. In due parole: dopo 4 anni le licenze sarebbero rimesse in vendita, cancellando così il diritto di insistenza che confermava finora la vecchia concessione, ma accordando al vecchio gestore il mantenimento della concessione a patto di adeguare la propria offerta a quella presentata dal concorrente risultato vincitore dell’asta.
L’articolo come prevedibile ha creato agitazione nel settore, che adesso cerca di accelerare i tempi per correre ai ripari. «Il 31 gennaio presenteremo la bozza e il 23 febbraio avremo già l’appuntamento con il governo per discuterne – spiega Ranieri Antonini, presidente degli stabilimenti balneari di San Vincenzo – La nostra idea è sempre la stessa: ok alle liberalizzazioni, ma per le nuove licenze. Non è possibile togliere a famiglie intere il lavoro realizzato in anni di sacrifici; sarebbe una rapina. Se proprio lo Stato rivuole le concessioni che prima le paghi, e poi le rimetta all’asta.
E comunque resta il problema dei 4 anni; nessuno investirebbe per un periodo così breve». Il 23 febbraio sarà per i balneari il giorno della verità. «La data rappresenta la prima base di confronto per mostrare il lavoro svolto finora, anche con i consulenti assunti, e per formulare una proposta percorribile che possa andare bene a tutte le parti in causa – afferma Marco Montagnani, presidente della Confesercenti – Non dimentichiamo poi che la bozza di decreto del governo non rientra nelle altre liberalizzazioni, come i taxi e le farmacie, ma risponde al principio della libera concorrenza previsto dalla Bolkestein».
Francesca Lenzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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