Il dolore
Non c’è accordo, l’Unione dei Comuni resta solo un’ipotesi
Sindaci ancora divisi: Anselmi insiste per il Comune unico Pioli spinge per l’ente che deve sostituire il Circondario
di M. Massei Autunnali
PIOMBINO
pochi mesi fa, e invece adesso sembrano addossarsi sempre più nubi sul progetto dell'Unione dei Comuni. Tutto è ancora da decidere, in una direzione come in un'altra, anche se probabilmente la scelta definitiva verrà fatta in capo a uno o due mesi.
Nel frattempo opinioni distinte, seppur non diametralmente opposte, animano il dibattito tra i sindaci. Qualche mese fa, quando il sindaco di Piombino Gianni Anselmi lanciò la proposta di un Comune unico al posto dell'Unione dei Comuni, l'impressione fu quella di un primo progetto che veniva a subire una sorta di contraccolpo proprio a questo proposito.
Trascorso molto tempo, la crisi dell'Unione dei Comuni è diventata quella della sua natura stessa, messa in discussione, magari dagli stessi protagonisti, in una maniera a cui probabilmente nessuno in un primo tempo aveva pensato. E le divergenze, di conseguenza, si fanno sempre più diverse e particolari.
«Al momento non sta succedendo niente - osserva appunto Luciano Cencioni, sindaco di Sassetta - salvo gli obblighi di associare funzioni che hanno alcuni Comuni più piccoli. Sassetta e Suvereto, non a caso, l'hanno fatto. Quanto alla nostra amministrazione, nell'Unione dei Comuni ci crediamo ancora, ma dal momento in cui non tutti in Val di Cornia sono dello stesso avviso, sarà il caso di prendere in considerazione anche delle opzioni alternative».
Ancora fiduciosa nell'Unione, pur in un'altra prospettiva, anche Rossana Soffritti, sindaco di Campiglia: «Abbiamo associato con Suvereto due funzioni fondamentali - spiega - e percorriamo la strada per cercare la migliore forma istituzionale. Lavoriamo in un quadro normativo rivoluzionato negli ultimi due anni, con modifiche che ci hanno costretto a rivedere il nostro piano di lavoro. Siamo abituati ad affrontare insieme i problemi e a cercare le soluzioni migliori per i cittadini: l'Unione, anche allargata, è secondo me la forma che in questa fase meglio corrisponde, alle esigenze, ma sarà una decisione da prendere insieme dopo averne valutato tutte le sfaccettature».
«A mio avviso - aggiunge Giampaolo Pioli, sindaco di Suvereto, nonché ex presidente di quel Circondario che l'Unione dei Comuni dovrebbe sostituire - le sole funzioni associate non bastano. La Regione darà dei forti contributi alle Unioni ed è a questo che dovremmo pensare, ragionandone comunque tutti assieme come siamo abituati a fare. Anche il fatto di esserci fermati con il percorso dell'Unione è dovuto alla differenza dei pareri fra di noi, anche su quel Comune Unico che io ritengo un po' prematuro e non accettabile. Sulle decisioni che prenderemo invece vogliamo essere tutti concordi».
Di diverso avviso Michele Biagi, sindaco di San Vincenzo: «La situazione difficile che stiamo vivendo impone il più possibile di semplificare. Abbiamo grosse novità sul piano delle riforme, ed è questo che mi rende poco persuaso nei confronti dell'Unione. La via giusta, a mio avviso, sono le funzioni associate, strada che abbiamo aperto e sulla quale dobbiamo proseguire. Poi, se un giorno dovessimo optare per una riflessione su un Comune unico io personalmente non mi tirerei indietro: l'obiettivo è soprattutto quello di capire come i Comuni potranno sopravvivere. E naturalmente, favorire il più possibile i cittadini».
Chiude Gianni Anselmi, primo e fermo sostenitore del Comune unico della Val di Cornia: «Esistono la conferenza dei sindaci – dice – e la possibilità di associare le funzioni. Con questi strumenti avremmo la possibilità di affrontare gli stessi temi senza la necessità di dare vita ad altri enti, come appunto sarebbe l'Unione dei Comuni. E' vero, faceva parte anche dei programmi elettorali, ma la situazione in cui ci troviamo adesso ha una natura completamente diversa rispetto a quella di allora. Io, in ogni caso, continuo a ritenere preferibile l'eventualità di un Comune Unico».
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