Il Tirreno

Giovane ingegnere negli Usa per dirigere una fabbrica Tenaris

La storia di Federico Battelli, figlio di un operaio Dalmine Partito dal tubificio ha bruciato le tappe oltre oceano

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di Paolo Federighi

SAN VINCENZO

Questa è la storia di uno di noi, direbbe Celentano. Una frase che calza a pennello parlando di Federico Battelli, venturinese di 40 anni, figlio di un operaio e di una casalinga e ora responsabile di uno stabilimento Tenaris negli Stati Uniti.

A San Vincenzo, paese dei suoceri e della moglie Roberta, ha una casa dove trascorre ogni anno le festività natalizie. Ed è proprio in un bar del centro sanvincenzino che riusciamo a incontrarlo la sera prima del suo ritorno negli Usa. Dal Kentucky alla Val di Cornia la strada è lunga, ma metaforicamente dalla Val di Cornia al Kentucky Federico Battelli ci ha messo relativamente poco.

Federico è un tipo semplice, con la parlata che inceppa in simpatiche tracce del suo rapporto ormai quotidiano con la lingua inglese. Un paio di jeans e un piumino, lo sguardo intelligente, Federico è nato e cresciuto a Venturina, ha studiato all’Iti di Piombino e poi si è laureato in ingegneria meccanica all’Università di Pisa.

Figlio di un operaio della Dalmine, dopo l’università riceve varie proposte di lavoro, fra cui quelle della Lucchini e della Dalmine stessa. «Non ci ho pensato un secondo – racconta Battelli – Ho scelto la Dalmine, per riconoscenza agli sforzi che mio padre ha fatto per farmi studiare».

Era il 2001. Da quel momento, un paio d’anni nello stabilimento piombinese a “sporcarsi le mani”, e poi, nel 2003, l’ascesa a responsabile di produzione. Nel 2006, Giovanni Piazza, ex direttore dello stabilimento Dalmine di Piombino, gli offre l’opportunità della vita: trasferirsi a Louisville, in Kentucky, per far partire uno stabilimento del gruppo “Maverick”, che la Tenaris – di cui fa parte la Dalmine – ha acquistato da poco.

Ma è una scelta difficile. La moglie Roberta avrebbe dovuto lasciare la conduzione della pasticceria nel centro di San Vincenzo per trasferirsi negli States, col primogenito Elia di appena 15 mesi. In più, il padre di Federico ha un tumore – che poi avrebbe sconfitto - e il cognato non se la sente di tirare avanti da solo la pasticceria tanto da decidere di venderla.

Ma nonostante i problemi, tutti esortano Federico a intraprendere l’avventura americana. Tre famiglie sono coinvolte nella decisione, e Federico accetta. E’ il 1° marzo 2007, e la famiglia Battelli sbarca a Louisville, città di 750mila abitanti sulle sponde del fiume Ohio. «Dovevamo – spiega Battelli - rendere gli impianti efficienti e produttivi. Ho passato i primi mesi sulla linea insieme agli operai, persone provenienti da nove nazioni diverse, uomini e donne, senza distinzioni di sesso e mansioni. Una volta formato il team, tutto è filato via liscio. Da lì poi sono diventato sono responsabile di stabilimento per i settori della produzione e della manutenzione, incarico che riicopro attualmente. Dal prossimo 1° febbraio sarò responsabile di tutto lo stabilimento».

Nell’agosto 2008 inizia a farsi sentire la crisi economica globale. Battelli e il suo stabilimento sono chiamati a scelte importanti. Si decide di investire non sulle macchine, ma sulla formazione del personale. «A tre anni di distanza – dice Battelli - posso dire che abbiamo fatto la scelta giusta».

Quando parla della Dalmine di Piombino, Federico ha solo parole di gratitudine. «A Piombino ho imparato tutto – dice – Devo e dovrò sempre ringraziare i colleghi che mi hanno preparato. Lì ho toccato con mano tutti gli aspetti del mondo industriale, compreso il rapporto con i sindacati, e ho appreso quella capacità di ingegnarsi che in America manca. Negli Usa si aspetta l’input per fare le cose. Tuttavia, quando l’input arriva, tutti lavorano sodo per un obiettivo comune».

Ambientarsi a Louisville è stato semplice. Una città tranquilla, in cui Federico e la famiglia hanno potuto stringere belle relazioni umane, specie con i molti immigrati che vivono la loro stessa esperienza. Allargando anche la famiglia a cui in questi quattro anni si sono aggiunti Giona (che ora ha tre anni e mezzo) e Stella, di appena due mesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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