Il Tirreno

Spiagge, si cambia: concessioni a gara e non rinnovabili

Governo pronto a inserire in un decreto la legge europea I balneari sul piede di guerra chiedono una sanatoria

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di Francesca Lenzi

PIOMBINO

L’articolo 26 contenuto nella bozza del decreto legge sulle liberalizzazioni dichiarato dal Governo Monti sta mettendo in allarme tutto il settore dei balneari.

La norma, così com’è, asseconda sostanzialmente le richieste comprese nella direttiva Bolkestein, presentata dalla Commissione europea nel febbraio del 2004, ma recepita dall’Italia solo sei anni più tardi, creando preoccupazione e incertezza nei gestori degli stabilimenti balneari.

La legge europea impone in termini di concessione, dopo la prima scadenza (sei anni), l’obbligo di rimettere la licenza in una nuova gara, annullando di fatto il diritto di insistenza che confermava di fatto la vecchia concessione.

La bozza del testo del governo Monti ribadisce quindi, «in conformità alla normativa dell’Unione europea a tutela della concorrenza», la necessità di ordinare nuova gara, anche se, a differenza della normativa Bolkestein, viene prevista la possibilità per il precedente concessionario di vedere riconosciuto un diritto di prelazione, sempre in linea tuttavia con il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa.

In parole povere, il vecchio gestore potrebbe mantenere la concessione a patto di adeguare «la propria offerta a quella presentata dal concorrente risultato vincitore della procedura».

A pareggiare la nota positiva costituita dal diritto di prelazione arriva però la notizia della durata della concessione, in ogni caso non rinnovabile, stabilita nella bozza; non sarebbe quindi di sei anni, come viene prevista nell’orientamento europeo, ma di quattro.

È unanime in questo senso nelle associazioni di categoria l’apprensione per una durata considerata insufficiente per garantire l’interesse a investire da parte dei balneari.

Al tutto si va ad aggiungere il fatto che, mentre la proroga allungava i termini di adeguamento sino al 2015, le disposizioni del decreto entrerebbero in vigore con oltre due anni di anticipo.

La questione coinvolge in modo sensibile anche la Val di Cornia e in modo diretto l’economia turistica, con tutto quel che vale anche considerando l’indotto.

A Piombino sono 18 gli stabilimenti balneari (13 sulla costa est, tre in città, due a Baratti). «Spero che resti soltanto una bozza perché altrimenti un provvedimento del genere andrebbe contro tutto quello per il quale abbiamo lavorato finora – afferma Marco Montagnani, presidente della Confesercenti – L’unico punto positivo di questa ipotesi sarebbe il diritto di prelazione, ma assurda è l’idea di una durata della concessione di soli quattro anni».

«Chi investirebbe più nelle strutture, magari spendendo cifre decisamente importanti - prosegue Montagnani - con la prospettiva di vedersi togliere l’assegnazione dopo poco tempo? Spero si arrivi a ridiscutere, e nel caso, ad aumentare almeno la durata, nell’ordine come minimo di dieci anni. È chiaro che nel contesto ventilato nella bozza verrebbe meno la professionalità del settore, penalizzando gli investimenti e come conseguenza finale bloccando l’attività».

Ancora più categorico è Ranieri Antonini, presidente degli stabilimenti balneari di San Vincenzo, dove sono presenti cinque strutture interessate dal provvedimento: «Senza pensare agli impianti che sono parte su territorio demaniale e parte su aree di proprietà. Qui cosa succederebbe? – si chiede Antonini – Possiamo essere d’accordo sulla liberalizzazione, ma solo per le future concessioni, non per quelle già esistenti. Nell’ultima riunione a Viareggio della scorsa settimana il discorso era un altro».

«Lunedì ci incontreremo fra tutti i sindacati nuovamente a Roma - conclude il presidente dei balneari sanvincenzini – e vedremo di capire qualcosa di più. Certo che nei termini presentati nella bozza di decreto questa è una cosa fuori dal mondo. Chi andrà a investire con la prospettiva di soli quattro anni? Così si uccide il turismo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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