Il Tirreno

Sub-manichino, mistero ancora irrisolto

Proseguono le indagini della capitaneria. Gli appassionati elbani: «In questa storia non c’entriamo»

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RIO MARINA

Le indagini della capitaneria di porto di Portoferraio proseguono, ma il mistero non è risolto. Il manichino ritrovato sul fondale a circa 150 metri dal pontile del porto di Cavo non ha ancora un padrone.

Non si conosce il responsabile dello scherzo di cattivo gusto che ha tenuto per alcune ore in apprensione decine di abitanti e ha messo in allarme le forze dell’ordine elbane.

«Un sub è morto, il suo corpo è sul fondale, a breve lo recuperiamo», aveva annunciato il comandante della capitaneria Andrea Santini. Pochi minuti dopo ha capito, come tutti gli altri, che la tragedia si era trasformata in beffa.

Nessuno - e come potrebbe essere altrimenti - l’ha presa bene, tanto che, quasi in automatico, è scattata la denuncia contro ignoti per procurato allarme.

La notizia del manichino ha in tempi rapidi fatto il giro dell’Elba. E anche ieri, per strada e nei blog sul web, non si parlava d’altro. In tanti si sono chiesti il motivo del gesto del manichino, senza essere in grado di dare una risposta. E, inevitabilmente, alcuni sospetti sono trapelati. «I sub dell’Elba non c’entrano con questa storia, ci metterei la mano sul fuoco – commenta Giancarlo Amore, sub di professione a Portoferraio – se è uno scherzo? Non credo lo sia. Quel manichino potrebbe esser stato portato fino al Cavo dalla corrente. Per quanto ne sappiamo potrebbe esser venuto dalla Corsica». Amore si sente di parlare a nome di tutti i colleghi dell’isola, cercando di spegnere sul nascere i sospetti. «Prima di dare la colpa a qualcuno – dice Amore – si dovrebbe capire bene cosa è accaduto. Mi sarebbe piaciuto andare là sotto per vedere da vicino quel manichino, forse i dettagli mi avrebbero aiutato a capire qualcosa».

Per adesso le indagini della capitaneria non hanno sciolto i dubbi sul motivo del gesto, tanto meno sull’identità del responsabile. «Non ci risulta ci fossero stati in questi giorni screzi tra subacquei del posto, né episodi particolari – spiega il comandante Santini – al momento restano aperte tutte le ipotesi».

E’ presumibile, visto il peso del manichino riempito di sabbia per restare depositato sul fondale, che l’azione sia stata compiuta da più di una persona. Quel che è certo è che - difficilmente - quello del manichino è stato uno scherzo fine a sè stesso, piuttosto assomiglia a un messaggio cifrato.

Fatto sta che lo scherzo alla conte Mascetti è costato fatica, soldi e pazienza alle forze dell’ordine e a tutti quelli che hanno preso parte al soccorso, a partire dal medico legale fino ai sommozzatori del diving di Porto Azzurro. «In quel momento a Vada i nostri colleghi erano impegnati nelle ricerche di un disperso - dice Santini - non eravamo in allerta, ma può capitare di dover supportare altre capitanerie».(lu.ce.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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