Gioco
Punto nascita, la grande fuga dei medici
Voci di chiusura e i professionisti pensano a trasferirsi. Calonaci: solo il nuovo ospedale potrebbe salvare il reparto
PIOMBINO
«Presto non ci sarà bisogno di delibere per chiudere Maternità. Morirà da sola. Per autoconsunzione».E’ un giudizio preoccupato, quello espresso dal direttore di ostetricia e ginecologia di Piombino e Portoferraio, dottor Nelso Calonaci.
64 anni, da una ventina alla guida del reparto di Villamarina, il medico fa il punto della situazione, alla luce dei tagli che il Piano sanitario regionale, in assenza di deroghe, si accinge ad operare per i punti nascita che rimangono al di sotto della soglia dei 500 parti. A Villamarina ne mancano un centinaio. Da diversi anni.Calonaci ricostruisce per Il Tirreno, le tappe principali della vita della struttura.
Perché questo alone di incertezza avvolge da sempre il nostro punto nascita?
«Il destino fu deciso negli anni 80 quando si stabilì di ampliare Villamarina invece di costruire un nuovo ospedale tra Riotorto e San Vincenzo che avrebbe servito un bacino molto più ampio. Un po’ come prevede la proposta che ha iniziato a circolare negli ultimi tempi».
Facciamo un po’ di storia.
«Negli anni successivi la difficoltà a raggiungere Villamarina per chi non abitava a Piombino o nelle immediate vicinanze, rese plausibile la costruzione di un nuovo ospedale a Cecina, vicina a Livorno e Pisa. Cecina diventò baricentro di una vasta area comprendente anche buona parte della Val di Cornia. Già negli anni 70 una metà delle gestanti di San Vincenzo si recava lì. Intorno al 1994 iniziò la riorganizzazione con l'accorpamento degli ospedali all'interno delle ASL. Fu tentata la costituzione di una Area a gestione sperimentale comprendente Elba e Val di Cornia che però, successivamente, furono fatte confluire nell’Asl di Livorno».
A un certo punto si parlò del polo materno infantile a Cecina in cambio di un polo chirurgico qua.
«Sì, la direzione di allora, a fine anni 90, programmò la costituzione di un polo chirurgico a Villamarina, che doveva servire anche la Val di Cecina, istituendo in cambio un polo materno-infantile a Cecina che doveva servire anche la Val di Cornia. Furono unificati sotto un unico direttore i punti nascita di Portoferraio, Piombino e Cecina. E qui cominciò il depotenziamento umano e tecnologico del nostro reparto. Nell’agosto 1999 sul vostro giornale il direttore generale, Scura, annunciò la volontà di chiudere, a cui fece seguito la campagna del Tirreno con la raccolta di 9 mila tagliandi».
Invece il polo chirurgico a Villamarina non s’è mai fatto. E a Cecina cosa è accaduto?
«Nel 2004, dopo il commissariamento del direttore generale, poi succeduto a se stesso con il sostegno dei sindaci della Val di Cecina, il reparto di Cecina fu implementato e quello di Piombino degradato a sezione di quello di Portoferraio. Da allora c'è stato uno stillicidio di proposte e di tentativi di chiusura»
Mentre altri si rafforzavano, noi perdevamo pezzi.
«Esattamente. Nonostante ciò, la qualità delle attività ostetriche e ginecologiche, come facilmente documentabile,non è mai stata inferiore a quella delle altre strutture, né mai è venuta meno la sicurezza».
Parliamo del ruolo della politica.
«Quella locale ha sempre osteggiato la chiusura del punto nascita, ma senza ottenere nel contempo risorse mirate al rafforzamento concreto della struttura. Ad esempio chiedendo l'attivazione del parto indolore nel 2005, poi istituito a Livorno. Mantenerlo senza rafforzarlo lo avrebbe esposto prima o poi alla decisione di qualcuno di chiuderlo. Quando l’ho affermato, mi è stato detto che mettevo come al solito il carro davanti ai buoi. Nonostante tutto, quasi insperatamente, negli anni c'è stato il mantenimento dei 400 parti, a volte poco più, a volte poco meno. Ora l'attuale direzione si trova di fronte all’aggravamento della situazione economica, con ulteriore riduzione di risorse e con l'input da parte della Regione e del ministero della Salute, di chiudere i reparti se non assistono almeno 500 parti. Obiettivo ormai non più raggiungibile per Piombino se non con la costruzione e la diversa ridistribuzione geografica degli ospedali della provincia. Cosa che, se possibile, richiede tempi troppo lunghi per influire sulle scelte odierne».
Si dice che i reparti più piccoli siano meno sicuri.
«La chiusura per motivi economici è politicamente impegnativa e forse è per questo che a vari livelli si cerca di far passare nella popolazione la convinzione che i punti nascita come quello di Piombino, con 400 parti, sono poco sicuri, cosa che nessuno però può dimostrare con dati alla mano. Una struttura infatti può essere poco sicura non perché 400 parti non assicurino sufficiente professionalità ma se non dispone delle risorse umane, organizzative e tecnologiche necessarie. Ci sono reparti "piccoli" che sprigionano molta più qualità di altri grandi».
Come vive questa altalena di notizie?
«La notizia della chiusura recentemente deliberata dalla giunta Regionale, e ad oggi non smentita, temo comporti due effetti irreversibili. Il primo, non veritiero, rappresenta agli occhi del cittadino comune una conferma della pericolosità di partorire a Villamarina. Il secondo, che diversi medici stanno già organizzandosi per trasferirsi. Vale a dire che a breve non occorrerà più una delibera per chiudere la struttura: lo farà prima, e da sola»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google