La manifestazione
«Ora quel carcere è una polveriera»
L’allarme del Sappe per il problema del sovraffollamento nel penitenziario di Porto Azzurro
PORTO AZZURRO
«Quel carcere sta diventando una polveriera». Claudio Falchi, vice segretario regionale del sindacato Sappe, descrive così la situazione che si sta vivendo nel penitenziario di Forte San Giacomo. Martedì tre agenti della polizia penitenziaria sono stati aggrediti da un detenuto. Dopo poche ore un altro ospite del carcere ha tentato il suicidio, sventato soltanto dalla tempestività degli agenti. Altre due spie, quindi, di una situazione resa insostenibile dal sovraffollamento dell’istituto penitenziario. La recente chiusura di un padiglione del carcere di Livorno e il conseguente trasferimento di un altro gruppo di detenuti a Porto Azzurro ha appesantito il clima nel penitenziario elbano, che ospita attualmente 340 detenuti. «Ma il problema è anche legato al tipo di detenuti che entra attualmente nel carcere – racconta Falchi – Porto Azzurro è calibrato su detenuti che devono scontare pene più lunghe. Invece non c’è più un minimo di filtro. Vengono qui persone che hanno commesso ogni tipo di reato, con problemi psichici, detenuti aggressivi. E gli agenti rischiano in prima persona per mantenere un ordine che, giorno dopo giorno, sta venendo meno».
Da tempo i sindacati incalzano l’amministrazione penitenziaria, senza al momento ottenere risposte convincenti. «Si continua imperterriti a nascondere la polvere sotto il tappeto – conclude Falchi - ma facendo così si rischia la tragedia». (lu.ce.)
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