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Novemila firme 13 anni fa impedirono la chiusura

Massimo Russo era il capocronista della redazione del Tirreno Piombino-Elba nel 1999, quando per la prima volta l’Asl6 annunciò l’intenzione di chiudere Maternità. A lui abbiamo chiesto di rievocare...

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Massimo Russo era il capocronista della redazione del Tirreno Piombino-Elba nel 1999, quando per la prima volta l’Asl6 annunciò l’intenzione di chiudere Maternità. A lui abbiamo chiesto di rievocare quei giorni e la battaglia condotta dal giornale e dalla città che evitò la chiusura.

 

Novemila firme in poco più di due mesi. Un quarto dei cittadini, compresi neonati e ultraottantenni. Come raccoglierne 700mila a Roma o 350mila a Milano. Non c'era Facebook. Ma c'era un giornale, una comunità che in esso si riconosceva, e una battaglia civile: tenere aperto il reparto di Maternità di Villamarina.

La notizia arrivò in redazione in un pomeriggio d'agosto del 1999. Sembrava tutto deciso. Erano già tempi di tagli alla sanità, il direttore dell'Asl 6, Massimo Scura, fece trapelare alcune anticipazioni sul Piano. Tra i provvedimenti, la chiusura di Maternità a Piombino. Decidemmo lì per lì, quasi all'ora di chiusura delle pagine. Inserimmo in calce al pezzo che raccontava del progetto, un tagliando da ritagliare e compilare con nome e cognome: una petizione per chiedere che a Piombino si continuasse a nascere. La città si mobilitò. Nella prima settimana i tagliandi raccolti furono 1.700.

Non fu semplice amor di campanile o protoleghismo a Sud del Po. Man mano che le giornate passavano, studiammo le carte e ci rendemmo conto che altri risparmi erano possibili, salvando la Maternità e la qualità dei servizi sanitari. Sentimmo crescere l'attenzione dei cittadini di giorno in giorno. I tagliandi arrivavano a mano o per lettera. Un flusso incessante in corso Italia. Alcuni negozi organizzarono urne in cui i clienti depositavano le firme. Il tagliando, il pallottoliere dei consensi e i pezzi di aggiornamento sul piano sanitario diventarono un appuntamento quotidiano dello sfoglio di Cronaca. Il buco annuale dell'Asl 6 era di 20 milioni di euro. La Val di Cornia doveva contribuire al ripianamento per 3 milioni. Si iniziò a ragionare su come limitare le "fughe" fuori Asl non motivate da cure specialistiche, emerse che un altro modo di far quadrare i conti era possibile.

Non lo sapevo, ma di lì a tre mesi avrei lasciato il Tirreno per iniziare un lavoro diverso. Ma penso ancora che quel che accadde in quei giorni fu l'esempio di come un giornale, una città e i suoi amministratori possano lavorare, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, per far crescere una comunità. Se ne convinse anche l'assessore regionale alla Sanità Claudio Martini. Quando le firme lievitarono fino a quota novemila, in un'intervista al Tirreno riconobbe che «ogni espressione dei cittadini è importante». La conferma definitiva arrivò pochi giorni dopo, a ottobre, quando il giornale consegnò a Livorno tutte le firme raccolte al direttore dell'Asl Scura, che annunciò che il punto nascita di Piombino sarebbe rimasto aperto. Perché, allora come oggi, una comunità in cui non si nasce più, è un luogo che ha un po' cominciato a morire.

Massimo Russo

(Direttore sviluppo

prodotti digitali

Gruppo Espresso)

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