Il Tirreno

Il Parco dichiara guerra al ratto nero

Un elicottero lancerà a Montecristo ventisei tonnellate di pellet alimentare. Gasparri: «Isola a rischio inquinamento»

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Una guerra batteriologica contro i topi usando anche i mezzi aerei. O meglio un elicottero che dovrà lanciare, sia pure dilazionate nel tempo, qualcosa come ventisei tonnellate di esche. Dovranno derattizzare l’isola di Montecristo, l’antica Oglasa, l’isola resa celebre da Alexandre Dumas. Quasi un atollo in mezzo al mare: una superficie di poco più di dieci chilometri quadrati per un’altitudine massima di 645 metri. Amministrativamente è inclusa nel Comune di Portoferraio, riserva naturale integrale, compresa nei perimetri del Parco . Di certo è uno dei gioielli dell’Arcipelago Toscano. Ma è anche l’isola invasa dal ratto nero, una delle specie aliene di predatori terrestri in ambienti insulari che ha prodotto il maggior numero di danni e per quanto riguarda Montecristo è la principale causa di minaccia per la morte della berta minore.

A Montecristo, in particolare nella zona di Cala Maestra c’è un ratto nero ogni metro quadrato. I presupposti per il progetto di eradicazione ci sono tutti, dunque. Ma i metodi scelti non convincono Carlo Gasparri, ex campione del mondo di pesca subacquea, presidente del movimento di opinione Arcipelago Libero che, oltre a sollecitare l’intervento degli enti (Comuni, Asl, Parco), ha inviato una nota alla Procura della Repubblica di Livorno.

Dice Gasparri: «pare che per derattizzare l’intera isola sarà utilizzato veleno per topi a base del principio attivo brodifacoum. La distribuzione delle esche dovrebbe avvenire fra metà gennaio e il mese di febbraio. Ritengo che il lancio di un quantitativo così ingente costituisca un serio pericolo per l’uomo e l’ambiente protetto e mi chiedo come sia stato possibile che sia stato non solo progettato, ma anche autorizzato dagli enti competenti». Il timore è un rischio ambientale. Rimarca Gasparri: « Il prodotto che dovrà essere usato è altamente tossico per gli organismi acquatici e può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente, inoltre si tratta di un prodotto persistente nel tempo». Quale strada da percorrere? Secondo Gasparri «è necessario che il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della catena alimentare e dell’ambiente e che sia stabilita una durata massima di permanenza nell’ambiente delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere sulla base della letteratura scientifica più aggiornata». Il Parco, però difende il progetto forte anche delle consulenze scientifiche. Franca Zanichelli è il direttore del Parco. Dice: «Dire che il Parco distribuisce sull’isola di Montecristo 26 tonnellate di veleno è una cosa non vera che offende il buon senso del più semplice dei cittadini: si tratta di 26 tonnellate di pellet alimentare, analogo a quello usato ovunque per contenere i ratti, costituito da cereali a mangime appetibile al cui interno vi è una percentuale millesimale di principio attivo velenoso. Le esche non possono essere collocate fisicamente a terra come avviene nelle città per la particolare inaccesibilità del territorio e sono distribuite via aerea con uno speciale imbuto prestato da un’altra area protetta che ha già eseguito un intervento analogo in Sardegna». i simili per limitare il disastroso incremento dei ratti.». Come dire tutti tranquilli. Tutti naturalmente meno che i ratti neri dell’isola di Montecristo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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