Il Tirreno

«C’è un sub morto» Ma è un manichino

Luca Centini

Forze dell’ordine in allarme, poi la scoperta. E a Cavo si passa in pochi minuti dalla tragedia alla macabra beffa

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Hanno trovato un sub morto a largo di Cavo». La notizia piomba in redazione intorno alle 11. Un macigno. Giusto il tempo per fare le prime telefonate alle forze dell’ordine e avere la conferma, poi via in macchina ad arrampicarsi per le curve del Volterraio. Una volta arrivati sul pontile del porto di Cavo troviamo un gruppetto di persone che sta seguendo ogni movimento che la motovedetta della capitaneria di porto che, con a bordo anche il comandante della stazione dei carabinieri di Rio Marina, sta compiendo in mare, a circa 150 metri di distanza. «Stiamo recuperando il corpo, è una questione di minuti», dicono dalla sala operativa della capitaneria.

Sono i primi, concitati momenti della mattinata surreale di Cavo, iniziata con l’avvistamento da parte dell’equipaggio dell’aliscafo Fabricia di un pallone da sub sospetto, trasformato in breve tempo in tragedia e rivelatosi sul finire uno scherzo di cattivo gusto. Roba che nemmeno il conte Mascetti di “Amici miei” avrebbe solo potuto immaginare.

Intorno alle 8 la sala operativa della capitaneria riceve l’allarme del Fabricia e poco dopo una motovedetta raggiunge il pallone da sub. Il personale della guardia costiera si cala per cinque metri e vede sul fondale (profondo una quindicina di metri) la sagoma di un uomo senza vita, vestito con la muta da sub e attrezzato con pinne, maschera e boccaglio. Scoperta macabra. La capitaneria mette in allerta il magistrato competente, che dà l’incarico ai sommozzatori di un diving di Porto Azzurro di recuperare il corpo.

Nel frattempo la notizia fa il giro dell’Elba e decine di persone si riuniscono sul pontile. «Sapete chi c’è là sotto?», chiediamo. «No, forse non è elbano – ci rispondono alcuni pescatori – magari l’ha portato la corrente, forse è morto da giorni».

Anche i carabinieri non escludono che il sub sia lì da tempo anche se, «non abbiamo denunce di scomparsa - dice il tenente Ezio Mazza – ora è presto per fare delle ipotesi». Ma proprio in quel momento la tragedia si trasforma in beffa. I sommozzatori provano a portare a galla il corpo quando si rendono conto dell’incredibile. Al posto dell’uomo c’è un manichino, o meglio una creatura vestita di una muta piena di sabbia, con una palla medica al posto della testa, costruito ad arte e legato con la cordicina del pallone da sub sul fondale.

«Una roba del genere non l’avevo mai vista», commenta a caldo il comandante della capitaneria di porto, Andrea Santini. Non sa se ridere o se mettersi a piangere. In quegli istanti sul pontile si consuma una scena surreale, in cui il sollievo si mischia alla beffa e alla rabbia. Ci sono tutti: le forze dell’ordine, giornalisti, curiosi, C’è persino il medico legale pronto a constatare il decesso di quello che poi si è rivelato un manichino.

La sagoma vestita da sub provetto viene stesa a terra, per poi essere caricata in un’auto e portata via.

Uno scherzo, quindi. Sicuramente ben riuscito, ma altrettanto certamente troppo pesante e, apparentemente, senza motivazione. Forse una protesta, un avvertimento verso qualcuno. Fatto sta che la capitaneria ha già avviato le indagini e procederà contro ignoti per procurato allarme.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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