Agricoltura e giovani Un'opportunità mancata
I costi crescono esponenzialmente e, nonostante gli aiuti, i giovani restano tagliati fuori da un mercato che potrebbe rappresentare una via d'uscita alla crisi
In Grecia molti giovani hanno scelto di affrontare la crisi tornando a lavorare la terra e rivitalizzare il settore agricolo del Paese. E in Val di Cornia? Il territorio del comune di Piombino vanta aziende vitivinicole rinomate a livello nazionale e internazionale oltre alla produzione di più 1/4 dei prodotti ortofrutticoli a livello regionale. Eppure, negli ultimi anni, sono pochissime le nuove attività e i giovani che riescono a lavorare nel settore.
«Non c’è molto di cui stupirsi – spiega Marino Geri della Confederazione italiana agricoltori – L’accesso alla terra è carissimo e iniziare un’attività senza partire da una base solida è praticamente impossibile». Proprio questa settimana sono stati sbloccati i fondi regionali destinati ai giovani imprenditori agricoli nell’ambito del Pacchetto Giovani: 30 milioni di euro in totale, di cui 887.550 destinati alla provincia di Livorno. Ma potrebbe non bastare secondo quanto afferma il responabile Cia. «E’ un buon segnale – dice Geri – Ma la verità è che, nonostante questi finanziamenti i costi per aprire un’attività sono ancora troppo alti e le uniche possibilità di farcela per un ragazzo è partire da una base economica solida o rilevare l’azienda già avviata di famiglia». Risultato? Il profilo medio dell’agricoltore in Val di Cornia è rappresentato da un uomo sessantenne. I giovani imprenditori agricoli sotto i quarant’anni si contano sulle dita di una mano. Secondo Geri, nonostante l’agricoltura sulla carta sia ancora definita il settore primario del nostro Paese, la politica degli ultimi anni ha mancato di linee precise e aiuti effettivi. «In un momento difficile come questo che vede crollare il nostro polo industriale, l’agricoltura dovrebbe essere vista come una risorsa e una potenzialità su cui puntare, ma non è così. I costi di produzione continuano a crescere a ritmi esponenziali, mentre i prezzi restano fermi e nessuno pensa al nostro settore». Da dove partire per cambiare le cose? I suggerimenti sono tanti, a partire da incentivare gli agricoltori che si trovano in età avanzata a vendere o affittare la propria terra ai giovani invece che vendere a grosse industrie o abbandonarla in favore del fotovoltaico. «Non solo – afferma Geri – Andrebbe totalmente rivalutato il ruolo dell’agricoltore che spesso funge anche da difensore di territori che altrimenti sarebbero abbandonati a se stessi. Sono convinto, ad esempio, che le tragedie della Lunigiana avrebbero avuto una portata totalmente diversa se la presenza di agricolture, per quanto difficili, in quelle zone fossero state difese e valorizzate».
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