Sicurezza
«Riduzione ok, ma legale»
L'esercito per abbattere i cinghiali: Banfi non si sbilancia
PORTOFERRAIO. «Siamo un ente, per noi sono gli atti ufficiali a parlare. Solo quando arriveranno proposte concrete le prenderemo in considerazione». Non si sbilancia Angelo Banfi, alla guida del Parco dell'Arcipelago in seguito all'addio di Mario Tozzi, sul tema, ormai diventato un rebus per l'Elba, dei cinghiali.
Per il momento, dunque, il Parco non prende una posizione esplicita sull'ipotesi, trapelata ieri in seguito al vertice tra il vice prefetto Giovanni Daveti e i responsabili del comitato per l'eradicazione dei cinghiali e dei mufloni dell'isola d'Elba. Dal vertice è emersa infatti, tra le altre ipotesi in campo e più volte discusse dal Parco e dal resto delle istituzioni, anche l'utilizzo dei militari di stanza a Valdicarene per risolvere una volta per tutte il problema dei cinghiali che, da troppi mesi, sta mettendo a rischio la tenuta delle imprese agricole sparse sull'isola. L'ipotesi è sembrata ad alcuni fin troppo singolare, ad altri praticabile, seppur nel suo carattere di straordinarietà.
«Non c'è motivo per cui dovremmo assumere una posizione adesso - cerca di spiegare il vicepresidente del Parco, Angelo Banfi - non è un mistero che siamo favorevoli ad una drastica riduzione del numero degli ungulati che, è evidente, stanno danneggiando terreni e creando disagi gravi per tanti agricoltori. Ma ogni soluzione può essere accettabile solo nel rispetto delle norme. L'esercito? Non so, dico solo che solo quando ci verrà presentata formalmente l'ipotesi allora ci faremo la nostra idea e potremo valutare il da farsi».
E' proprio sul tema spinoso degli ungulati che, in passato, Banfi assunse una posizione diversa rispetto alla gestione di Tozzi, spingendo per l'eradicazione dei cinghiali e finendo per essere accusato dal geologo di essere la «voce dei cacciatori». Nel frattempo il Parco si è mosso per cercare di frenare la crescita esponenziale degli ungulati sul territorio. L'ente ha messo a disposizione infatti 138mila euro per catturare un numero maggior edi cinghiali e mufloni, a cui si aggiunge una spesa di 60mila euro per l'acquisto di 15 trappole e recinzioni elettriche da posizionare al confine delle aree protette. Altri 15mila euro sono stati spesi per la formazione dei selecontrollori. Il tutto per raggiungere l'obiettivo dichiarato di 1500 capi catturati a fronte dei 1200 previsti la scorsa estate.
I cinghiali catturati diventeranno quindi di poprietà dell'azienda appaltatrice, che potrà dunque utilizzarli per allevamenti e macellazione. Ma per tanti contadini alle prese con l'incubo dei cinghiali la stretegia del Parco rischia di essere troppo debole. «Mi auguro invece che la soluzione sia trovata - spiega Banfi - il Parco aveva preso degli impegni per la formazione e l'aumento dei selecontrollori. Impegno che è stato portato avanti. Se poi a questo tipo di soluzioni ordinarie se ne aggiungeranno altre straordinarie, allora le valuteremo fino in fondo».
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