Il Tirreno

Il racconto di Chiarei: una attività che va avanti dal 1911 in pieno centro città

Negozio storico compie cent'anni

Cecilia Cecchi
Due foto storiche del negozio Chiarei sopra il primo, negli anni Venti e poi il nuovo look degli anni Settanta
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Due foto storiche del negozio Chiarei sopra il primo, negli anni Venti e poi il nuovo look degli anni Settanta

«Lavoriamo sempre seguendo le tracce di nonno Amalindo»

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 PIOMBINO. Una storia di uomini, di donne e di scarpe che inizia 100 anni fa. È quella di «Chiarei» uno dei pochi negozi storici rimasti in città e sempre allo stesso indirizzo di corso Italia (a parte la brevissima parentesi iniziale del laboratorio in via Garibaldi). A raccontare i momenti salienti di questa "avventura" è Marco (Chiarei), anche assessore all'ambiente nella giunta Anselmi.  «È nel novembre 1911 che Amalindo Chiarei col fratello Luigi apre una bottega di calzolaio in via Garibaldi - comincia Marco - Giovanissimo ed orfano di padre viene qui con la famiglia da Peccioli per costruirsi un futuro. Ripara scarpe e fa una piccola produzione di calzature, sandali, zoccoli. Nonno Amalindo conosce Giulia che sta a Bibbona, si innamorano e si sposano: negli anni '20 nascono Adua, Franca e Franco». Fine anni '20, il negozio si sposta in corso Italia al nº 135, gli affari vanno bene e Luigi ne apre uno proprio. Amalindo "trasloca" dov'è ancora, al nº49/51. «Oltre alla vendita al dettaglio nonno parte spesso col valigione di campioni e va in giro a vendere scarpe. Una volta - ricorda Marco - al carcere di Porto Azzurro in taxi per mostrare il campionario venne scambiato per un qualche ministro in visita; tra mille inchini gli furono spalancati i portoni. La vicenda ed il qui-pro-quo subito chiarito divenne novella serale per i bambini».  Arriva la Seconda guerra mondiale. «Il mio babbo, Franco - aggiunge Marco - era un ragazzino ma già comincia ad occuparsi del negozio. La famiglia è sfollata a Bibbona, merci da vendere non ce ne sono, ma il Regime impone che i negozi restino aperti. Franca e Franco non ancora ventenni ogni mattina vengono a Piombino dalla campagna: in bici fino alla stazione di Bibbona e poi in treno scampando regolarmente ai bombardamenti della ferrovia».  Dopo la guerra, scenari difficili, ma ricchi di opportunità. «Amalindo riparte con l'inventiva - riprende Marco - acquista pelli e pellami ed un po' di legno e fa zoccoli. Con la ricostruzione, il negozio riparte alla grande. Franca e Franco insieme al padre ne fanno un'attività che negli anni si conquista una solida reputazione». Boom degli anni Sessanta. «Si assume anche la prima commessa... - dice ancora Marco - Amalindo inizia a ritirarsi lasciando a Franca e Franco le redini». Dopo il matrimonio Franca decide di dedicarsi alla famiglia. «Nel 1970 i locali si rinnovano negli arredi - sottolinea Marco - senza modificare le scelte commerciali di chi questo negozio lo ha gestito e molto amato. Per oltre 20 anni il mio babbo e la mia mamma Elia l'hanno portato avanti insieme». Marchi prestigiosi traghettano «Chiarei» fuori dagli anni Ottanta, decennio di opulenza formidabile. Arriva il 1990 e tutto si ridimensiona. «Le problematiche economiche cittadine - spiega - fecero da violento risveglio, ma abbiamo tenuto duro». Dal 1990 Marco affianca i genitori, subentrando nel 2000. Oggi è in corso Italia insieme alla commessa Lisa (e non mancano le "visite" di mamma Elia). «Incredibile che si sia alla terza generazione - sorride - Grazie ai miei familiari, ai clienti, alle commesse... possiamo far vivere ancora questo nostro spazio commerciale senza snaturare lo spirito di nonno Amalindo».

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