Finanza
Due anni per vendere la Lucchini
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Laltoforno Lucchini Nuovi dettagli sul piano. Slitta la ripartenza dell'Afo
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PIOMBINO. Non ripartirà domani, ma martedì l'altoforno dello stabilimento Lucchini. L'impianto è fermo dal 24 dicembre. A ritardare il riavvio dell'altoforno è stato un guasto alle valvole del "cowper" verificatosi durante le complesse manovre di riavvio. Sono stati dunque necessari nuovi interventi di manutenzione che appunto fanno slittare la ripartenza. Intanto, novità sul futuro della Lucchini arrivano da Milano, a margine della presentazione in tribunale del piano di salvataggio dell'azienda dopo l'accordo raggiunto con le banche prima di Natale. Come viene illustrato negli atti presentati in tribunale, e resi noti per stralci dall'agenzia di stampa Radiocor, gli istituti di credito, che sono esposti per 733 milioni su un totale di 1.170 milioni di debito, hanno accettato una moratoria sul debito fino al 31 dicembre 2017 con un inizio di rimborso a partire dal 30 giugno 2015 in cambio del pegno sulla totalità delle azioni della società. Allo stesso tempo, le banche si impegneranno a garantire liquidità per altri 46,9 milioni. Lucchini prevede poi altre cessioni minori: per Bari Fonderie Meridionali c'è già un accordo sulla base di 8,9 milioni, mentre l'immobile che ospita gli uffici a Brescia sarà venduto per 5,5 milioni. A dare ossigeno alla Lucchini nei prossimi anni sarà, però, soprattutto la cessione completata nei mesi scorsi di Ascometal al fondo di private equity Apollo. L'operazione ha fruttato 352,7 milioni. «Dall'analisi della cassa disponibile - sottolinea l'attestatore del piano, Stefania Chiaruttini - emerge un margine di sicurezza dell'ordine di circa 27 milioni di euro, margine che verrà ad incrementarsi grazie alle cessioni di asset e al finanziamento da 7 milioni corrisposto dalla Lucchini Holland. Ne consegue che Lucchini potrà mantenere con il supporto del ceto bancario la propria attività d'impresa e il proprio patrimonio. Il tutto senza incidere sui diritti di credito vantati dai propri dipendenti nonchè, sostanzialmente, su quelli vantati dai propri fornitori, garantendo in tal modo anche gli interessi dell'indotto». Resta tutto aperto, infine, il capitolo vendita. Alexey Mordashov, infatti, si è impegnato con le banche a cercare un acquirente entro la fine del 2014 e le stesse banche creditrici hanno ottenuto il via libera a sondare il mercato per cedere la società.
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