Gioco
Riparte l'altoforno, ma il futuro è incerto
Francesca Lenzi
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Laltoforno della Lucchini e sotto Luciano Gabrielli della Fiom In forse i contratti a termine, mesi decisivi per la ricerca del compratore
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PIOMBINO. Come da programma l'altoforno Lucchini ripartirà lunedì prossimo 9 gennaio. La conferma arriva dai sindacati e dall'azienda, e viene così rispettata la ripresa anticipata rispetto all'iniziale annuncio che indicava il 18 gennaio come data del nuovo avvio dell'impianto. Uno stop quindi accorciato, deciso il 22 dicembre scorso dal nuovo consiglio di amministrazione in carica, in base alla ripresa, seppure modesta, del mercato legato ai prodotti di alta qualità. La riduzione della fermata fa ben sperare per il riavvio del reparto, anche se la manovra si presenta in ogni caso delicata dal punto di vista tecnico. «Sì, il 9 ripartiamo - spiega Luciano Gabrielli, segretario Fiom - e dal momento che la fermata è stata più breve del previsto ci auguriamo non ci siano difficoltà tecniche». Con l'altoforno di nuovo attivo da lunedì insieme al treno vergella, gli altri avvii sono il 16 e il 23, rispettivamente per il treno rotaie e per il medio piccolo. Ovviamente per considerare a pieno regime l'acciaieria serviranno tre o quattro giorni di adattamento necessari per ottenere la ghisa ottimale. Con la buona notizia della ripartenza dell'altoforno restano tuttavia invariate tutte le incognite rimaste in sospeso nella pausa natalizia. Per fare il punto della situazione e coordinare le eventuali iniziative sindacali si terrà lunedì prossimo, alle 14,30, il consiglio di fabbrica. «Ci saranno due livelli di discussione - afferma Gabrielli - Da una parte si conferma fondamentale l'incontro al ministero sulle questioni nazionali della siderurgia e del mantenimento del ciclo integrale; dall'altra valuteremo anche la crisi locale, contrastando altre ipotesi di ristrutturazione eventualmente avanzate dall'azienda, legate all'occupazione. Chi pensa a una riorganizzazione per aprire la strada a qualcun altro sbaglia di grosso». In questo senso è ancora tutta da risolvere la questione dei contratti a termine. Tra quelli già scaduti, alcuni sono stati confermati, altri no, fermo restando il futuro scenario di incertezza per quelli che cesseranno nei prossimi mesi. Il sindacato ribadisce il proprio impegno nella difesa dell'occupazione, con una situazione che minaccia e colpisce indirettamente anche le imprese d'appalto. La parola d'ordine che regola ogni previsione sul futuro della fabbrica risponde al mantenimento del ciclo integrale. «Chi parla di un piano B rispetto a questo racconta barzellette - sostiene Gabrielli - Il tempo ormai si sta esaurendo. Il periodo di vita dello stabilimento oggi come oggi, a essere ottimisti, è di 6-8 mesi. Dobbiamo capire adesso, dopo l'asseveramento del piano, se esistono industriali interessati alla fabbrica. Noi faremo il nostro, sottolineando ancora la priorità del ciclo integrale, per l'occupazione, l'economia del territorio, la qualità professionale. Certo, nella ricerca di un partner industriale conterà anche il contributo di governo e Regione, per rendere la Lucchini un investimento appetibile». Con l'attesa dell'omologazione del piano asseverato da parte del giudice, per una procedura che potrebbe chiudersi anche alla fine di febbraio, sono stati intanto liquidati i sei milioni richiesti come anticipi di emergenza dal Comitato fornitori. Una boccata d'ossigeno che non cambia il quadro generale. «La prima fase si è conclusa - spiega Umberto Paoletti, direttore di Confindustria Livorno - L'asseveramento non deve essere però il punto d'arrivo, ma la partenza per la fase più nevralgica del piano industriale, attraverso un nuovo investitore. Allo stesso modo risulta necessario l'incontro col governo. Nei prossimi giorni organizzeremo anche un'assemblea del Comitato fornitori».
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