Sicurezza
Bocciati gli orari liberalizzati
Melisanda M. Autunnali
Pochi i negozianti favorevoli alle novità introdotte per le aperture
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PIOMBINO. Un coro di no. Da tre giorni la legge sulla liberalizzazione degli orari dei negozi è entrata in vigore, e già i commercianti piombinesi hanno le idee più che chiare. «Un vantaggio solo per la grande distribuzione» affermano concordi. Pesci grossi e piccoli. A levare gli scudi sono soprattutto i negozi del centro, spaventati dalla maggiore vicinanza del grosso concorrente, dotato di maggiori risorse. «E' la solita storia del grande che mangia il piccolo - dicono ad esempio al negozio di articoli da regalo Via Cellini 38 - una storia che a suo modo va avanti da quando i supermercati hanno iniziato a mettere in vendita a costo minore gli stessi articoli che abbiamo noi. Cioè da sempre». «La vera ricchezza dell'Italia è la piccola impresa - osservano al negozio Onesti, che sede in Corso Italia - Non è certo liberalizzando gli orari che si favoriscono l'economia e i posti di lavoro». «Di certo è una politica per far fare a ciascuno ciò che vuole - è la posizione del negozio Amanti di via Petrarca - La nota dolente è la grande distribuzione, che ruoterà il proprio personale secondo le esigenze penalizzando così il dettagliante». «Il nostro è un lavoro di servizio e per noi cambierà poco - ribadiscono al videonoleggio Araba Fenice - ma capisco gli svantaggi ai quali molti negozi andranno incontro». «Più le serrande si alzano, più si alzano i costi - sentenzia Leo Marra di Eliotecnica - L'ideale sarebbe fare come vent'anni fa: otto ore aperti e chiusi al sabato e alla domenica. Non ricordo che ci fossero grosse difficoltà per nessuno». Altre liberalizzazioni. «I nostri governanti non riescono a mettere a punto le liberalizzazioni che sarebbero necessarie - puntualizza Walter Boni, titolare cartoleria Charlie - Per questo hanno deciso di fare la cosa più semplice, ovvio vantaggio per i pesci più grossi. Chi, come me, non ha nessuno per sostituirlo, ma lavora 327 giorni l'anno e nei mesi estivi anche dopo cena, difficilmente potrà fare di più». Su provvedimenti paralleli insiste anche la cartoleria Jolly: «In linea di massima non sono contraria - afferma la titolare - ma credo che ad essere liberalizzate dovrebbero essere piuttosto altre licenze, come il monopolio di stato». Portafogli vuoti. «Siamo sicuri che ci sia poi tutto questo denaro da spendere? - si chiedono all'ottica Olzi. «Viviamo tempi di crisi - aggiunge Laura Vagelli del negozio "La Latteria", sito sotto i Portici - Non possiamo pensare di risolverli restando aperti di più». «Il budget delle persone non aumenta certo con l'aumento delle aperture» puntualizzano dall'Intergarden di piazza Costituzione. «Di certo nel nostro settore aumenterà la competizione - sottilinea Eva Galantini, titolare centro estetico «Eva salute e benessere» - anche se dubito che qualcuno di noi, anche tra i parrucchieri, abbia un'affluenza di clienti tali da giustificare aperture maggiori o diverse rispetto a quelle che facciamo ora». Voci a favore. Tanti "voti" contrari, insomma, ma anche qualche voce favorevole. Le prime, ovvio, quelle dei supermercati, ferme restando le forti perplessità di Coop. Conad, per esempio, non nasconde la propria soddisfazione: «Certo nutriamo riserve sul fatto che l'apertura notturna possa essere adottata qua in zona - dice Antonio Cavicchi - ma magari per l'Elba può essere una possibilità fattibile. In ogni caso ci fa piacere che possa essere l'imprenditore a decidere per la propria impresa. Il ritorno al passato che ci aveva imposto la Regione limitando i giorni di apertura aveva avuto come unica conseguenza quella di farci perdere fatturato e di disorientare i clienti». Favorevoli, ma con qualche distinguo in più, al Punto Simply di piazza della Costituzione: «In linea di massima riteniamo necessario qualche giorno di pausa, come in tutte le cose. E' ovvio che se gli altri apriranno, apriremo anche noi. L'ideale sarebbe potersi accordare. Il provvedimento favorirà comunque la concorrenza e le promozioni per attirare i clienti». Persuasi, secondo tradizione, anche i bar: «Da sempre del resto facciamo così - spiegano al bar Pinguino - Non potremmo certo chiudere la sera alle otto, oppure osservare il riposo infrasettimanale la sera che c'è la partita».
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