Il Tirreno

Onorato incontra il suo nuovo equipaggio e improvvisa un’assemblea sulla nave

«Io, un marinaio come voi»

Luca Centini
«Io, un marinaio come voi»

L'armatore: Toremar tornerà la compagnia del canale

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 PORTOFERRAIO. «Sono un marinaio, sono uno di voi». Vincenzo Onorato si presenta così al suo nuovo equipaggio, il giorno dopo la firma del contratto con il quale, di fatto, l'armatore Moby è diventato il patron anche di Toremar.  Si respira un'aria strana al molo Massimo. I passeggeri lasciano il Marmorica appena ormeggiato, mentre i marittimi Toremar svuotano la stiva dalle auto. La sensazione è che debba accadere qualcosa. «Lo stiamo aspettando, vuole conoscere l'equipaggio», dice il marittimo Michele Donadio. Passano pochi minuti e da un Bmw nera scende il nuovo armatore della compagnia appena privatizzata. Vestito sportivo, sorriso in evidenza. Vincenzo Onorato stringe le mani dei primi membri dell'equipaggio che gli si fanno incontro per salutarlo. Con lui c'è il primogenito Achille, novello amministratore delegato della Toremar, e il comandante d'armamento Moby Giuseppe Savarese. «Comportatevi come a casa vostra - rompe il ghiaccio Onorato - io sono appena arrivato».  E' il comandante del Marmorica Roberto Taglione a fare gli onori di casa e ad accompagnare Onorato sul traghetto, dalla stiva fino alla sala macchine. «Su queste barchette io ci sono cresciuto», dice l'armatore concentrato e scrupoloso nell'osservare ogni minimo particolare, dagli spazi della stiva, fino al cespuglio intricato di valvole, circuiti e rumori assordanti nella sala macchine. Parla fitto con il direttore di macchina Vito Verde, chiede informazioni, vuole sapere tutto sul funzionamento del bestione che - ogni giorno - attraversa il canale di Piombino. Il sopralluogo dura pochi minuti, quindi si risale su per le scalette blu che dalla sala motori si aprono nella zona dei saloni dove il resto dell'equipaggio aspetta l'armatore. Non c'è un dettaglio che sfugge agli occhi di Onorato. Dai bagni troppo piccoli, fino alla pelle delle poltrone del salone, che potrebbe essere sostituita con tessuti ugualmente resistenti. «Ci vuole una sala giochi per bambini, magari nel salone al piano di sopra, ma serve qualcosa che attiri l'attenzione dei piccoli, magari un precorso di bollicine».  Via libera ai miglioramenti, dunque, ma Onorato è abbastanza esperto per capire che la vera priorità è il coinvolgimento dell'equipaggio, reduce della lenta agonia di Tirrenia.  «La struttura della Moby ora è anche la struttura della Toremar - dice l'armatore durante l'assemblea improvvisata nel salone del traghetto - ho in mente dei grandi cambiamenti per queste navi. L'obiettivo è far tornare la Toremar quella che ho conosciuto da piccolo: la compagnia del canale, la compagnia della Toscana. Voglio rilanciare l'immagine di Toremar, ma per farlo ho bisogno di tutti voi».  E' navigato Onorato. Conosce il mare come le sue tasche e sa usare le parole come un mercante di razza. I marittimi seduti intorno a lui e al figlio Achille lo ascoltano come ipnotizzati mentre parla del futuro della Toremar, alternando rassicurazioni e progetti. In un solo giorno tanti anni trascorsi sulle sponde opposte del canale, con Toremar e Moby in concorrenza, sembrano quasi dimenticati. «Il rispetto c'è sempre stato, dicono alcuni lavoratori - non ci siamo mai presi a cannonate. Ben venga Onorato se ha le idee per rilanciare la compagnia».  

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