Il dolore
I Comuni della zona attivano le disposizioni del Governo anche se la Regione si oppone
Negozi, orari liberi per tutti
Melisanda M. Autunnali
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Gente a passeggio davanti ad alcuni negozi del centro Associazioni in allarme: i piccoli saranno penalizzati
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PIOMBINO. Liberi tutti. Non per il gioco del nascondino, ma per la legge-rivoluzione che ora permette ai negozi di poter gestire in autonomia le proprie aperture e chiusure. No, era stata la prima risposta della Regione, che successivamente ha rilanciato un limite di tredici ore (dalle 7 alle 22) aprendo perciò un contenzioso con lo Stato, tutto ancora da risolvere. E la stessa Regione ora annuncia di voler ricorrere alla Corte costituzionale contro la liberalizzazione totali degli orari. Nel frattempo la Val di Cornia si adegua al governo centrale: negozi aperti e chiusi a proprio piacimento, quindi, essendo abrogati gli obblighi relativi al rispetto dell'orario di apertura e chiusura, l'obbligo della chiusura domenicale e quello della chiusura infrasettimanale. Un "sì" che Luca Pallini, assessore alle attività commerciali del Comune di Piombino, considera inevitabile: «Anche se - commenta - ci sarà da vedere cosa succederà; secondo le nostre previsioni non saranno moltissimi i negozi che decideranno di restare aperti anche dopo cena. L'importante è che chi deciderà di farlo, lo faccia senza generare caos rimanendo nel rispetto del riposo e della quiete altrui». Risposta positiva anche da Campiglia, che già nell'ottobre scorso si era adeguata alla formulazione sperimentale del provvedimento, valido sia per la vendita al dettaglio, sia per i pubblici esercizi. «Adesso - dicono dal Comune - altro non dovremo fare che far diventare definitiva quella sperimentazione». Medesima la risposta da San Vincenzo, dove il sindaco Michele Biagi, considerando il paese «palesemente ad economia prevalentemente turistica», già due mesi fa aveva emesso l'ordinanza che attuava la liberalizzazione degli orari. Infine Suvereto: «Già da mesi - chiariscono dagli uffici comunali - un decreto regionale ci aveva permesso di liberalizzare gli orari di apertura e chiusura dei negozi: il borgo infatti comprende solamente negozi di vicinato che, data la natura turistica del comune, avevano la possibilità di aprire e chiudere anche nei giorni festivi e secondo le proprie esigenze di orario. Possibilità che, ovviamente, adesso viene confermata dalla nuova legge». Preoccupate le associazioni di categoria. «La situazione è drammatica - dicono alla Confesercenti locale - perché così si rischia di favorire la grande distribuzione a svantaggio dei piccoli negozi. Da anni ne discutevamo col Comune, che è sempre andato avanti su questa strada. L'auspicio è che comunque questa possa essere l'occasione per iniziative che portino vantaggio anche alla piccola distribuzione». Più cauti alla Confcommercio. «Sarà necessario un grosso cambio di mentalità - osserva il presidente Marco Torchioni - Per i commercianti, specie quelli più piccoli, saranno quasi automatici degli svantaggi in termini economici; servirà dunque un po' di organizzazione».
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