Il Tirreno

Videosorveglianza per tutelare l’habitat marino dell’isola

Telecamere sui fondali di Pianosa

Telecamere sui fondali di Pianosa

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 PIANOSA Un sistema di videosorveglianza per tutelare siti e specie d'interesse conservativo.  Quelli che si trovano nelle acque dell'isola di Pianosa.  Il tutto sarà realizzato grazie a un finanziamento regionale di 32mila e 250 euro cui contribuirà il Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano con diecimila e 750 euro. Complessivamente il progetto prevede un costo di 43mila euro.  L'idea è utilizzare telecamere subacquee che siano in grado di riprendere parte del sito utilizzato per le immersioni da parte dei diving autorizzati.  É stata prescelta il tratto nord occidentale di Pianosa, che si trova a una distanza variabile dalla costa su una profondità che varia tra i 15 e i 30 metri.  Attraverso questo sistema il Parco nazionale (appoggiato dalla stessa Regione Toscana) potrà ottenere diversi obiettivi.  La sorveglianza delle attività subacquee a tutela dell'integrità del sito medesimo. La promozione, ma anche la divulgazione e la didattica ambientale con la diffusione delle immagini sul sito.  Infine (e non per ultimo) le finalità scientifiche, nel senso che così si potranno seguire determinati eventi naturali anche per periodi prolungati.  Il sistema di ripresa video prevede l'installazione di varie attrezzature, una parte a mare, una parte a terra mediante un sistema di ricezione e trasmissione dei dati.  «Il punto video a mare - dicono al Parco nazionale - è posizionato grazie a una piccola boa collegata ad attrezzatura di aggancio compatibile ubicata sul fondo marino».  La boa dovrà sorreggere la strumentazione di alimentazione destinata alla telecamera costituita da batterie a pannelli solari.  Il sistema è collegato a terra a una postazione equipaggiata con Pc. Da qui il segnale potrà essere trasmesso via radio all'Elba per l'elaborazione e diffusione delle riprese a diversi livelli. Non solo l'habitat marino potrà essere controllato, ma anche una colonia di gabbiano corso (ci sono circa cento specie) unica in tutto l'arcipelago.  «Questi animali - continuano al Parco nazionale - sono minacciati da una parte dall'uomo, ma anche da predatori. Per salvarli occorre, quindi, un monitoraggio costante di ciò che accade in colonia».

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di Redazione web