Attenzione
Stangata sull'agricoltura
Francesca Zamboni
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Lavoratori in unazienda agricola e Marino Geri Con l'Imu e le nuove rendite catastali numerose aziende a rischio
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VENTURINA. Non poche perplessità e timori nel mondo agricolo per la manovra Monti con la nuova Imu che si applicherà a tutte le volumetrie indispensabili alla conduzione di terreni. Una patrimoniale penalizzante, che condannerà molte aziende alla chiusura definitiva. Quadro preoccupante delineato anche da un'analisi dell'ufficio fiscale Cia di Livorno sulla base di casi reali di aziende agricole livornesi. Spiega Marino Geri della Confederazione italiana agricoltori: «Dati reali che includono anche la Val di Cornia. Ancora non ci sono iniziative per arginare il problema, ma un passo avanti lo stiamo facendo mettendo al corrente i cittadini di quanto sta accadendo». I calcoli parlano chiaro, ovvero la tassazione del 2012 va ad assumere valori di carico fiscale anche dieci volte superiore all'anno precedente. Tralasciando l'incremento dei contributi agricoli previdenziali per coltivatori diretti ed imprenditori agricoli, accomunati ad artigiani e commercianti, l'introduzione della nuova Imu per gli agricoltori è di fatto una patrimoniale. E ora che il decreto diventa legge, le prime analisi portano a valutare che circa il 10% dell'intero gettito, atteso dalla nuova Imu, arriverà nelle casse dello Stato dal settore agricolo. Tre tipi di aziende diverse, accomunate dall'aumento spropositato della tassazione. Ad esempio (nei particolari): un coltivatore diretto o imprenditore agricolo (di circa 7 ettari) a seminativo con ortaggi, reddito dominicale sui terreni di 498 euro più abitazione principale classificata A2 con rendita catastale di 589 euro e fabbricato strumentale di categoria D10 con rendita catastale di 1116 che fino allo scorso anno pagava 146 di Ici, considerando detrazioni e franchigia, con la nuova imposta dal 2012 la stessa azienda pagherà 857; con una differenza di 711 in più rispetto all'anno precedente. Allo stesso modo sono stati presi in considerazione aziende con vigneti e a seminativo e ortaggi, confermando ancora una volta l'aumento impositivo davvero impressionante rispetto all'anno passato. Un'azienda con di base circa 8,5 ettari passerà tra detrazioni e franchigia da 307 euro di Ici alla nuova imposta di 3.367,00, con una differenza di aumento impositivo di 3.060 rispetto all'anno precedente. Infine un'azienda di circa 1,5 ettari che considerando detrazioni e franchigia, 90 di Ici: con la nuova imposta dal 2012, la stessa azienda pagherà 1479 euro, con una differenza di aumento impositivo di 1389 rispetto all'anno precedente. «Sono dati - prosegue Geri- che si commentano da soli. E tengo a precisare che questi calcoli sono stati fatti realmente su tutta la provincia livornese, compresa la Val di Cornia. La crisi che già da tempo ha colpito il mondo agricolo andrà ad aggravarsi ancora di più con riflessi sul mondo economico e sociale livornese». Quello che la Cia si augura è che anche «l'agricoltura possa beneficiare degli incentivi alla crescita previsti per gli altri tipi di impresa. È una questione di equità e di attenzione verso una parte non secondaria dell'economia produttiva, dopo gli eccessi della finanza».
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