Il Tirreno

Pd all’attacco sull’approdo di Porto Azzurro

«Privatizzare D'Alarcon non servirà a niente»

Maurizio Papi
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Maurizio Papi

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 PORTO AZZURRO. «Il sindaco tenta di farci prendere lucciole per lanterne». A sostenerlo è il circolo del Pd di Porto Azzurro, riguardo al caso dell'approdo turistico gestito, fino alla sentenza del Tar, dalla società a capitale pubblico D'Alarcon. In questi giorni si attende il pronunciamento del Prefetto che stabilirà se il bando per la privatizzazione della società D'Alarcon basterà per ottemperare la sentenza del Tar e per impedire il commissariamento. «Purtroppo la situazione è ancor più grave e il modo con cui questa storia viene raccontata non è proprio corrispondente alle indicazioni che il Tar ha sancito con la sua recente sentenza - sostiene il Pd - a seguito di un ricorso da parte della società Ahetalia Marine Service, nella sentenza 162/2011, il Tar ha annullato l'affidamento diretto alla società D'Alarcon dei servizi portuali in quanto tale procedimento e tale scelta si configurava come illegittima, poiché non rispettosa dei principi e delle normative europee in tema di libera concorrenza e dei principi di evidenza pubblica. L'amministrazione comunale, non ottemperando al disposto della sentenza, ha però nuovamente affidato alla società D'Alarcon in via immediata e temporanea la gestione dell'approdo turistico».  «Senza volersi sostituire né all'avvocato del Comune e tanto meno alla giustizia amministrativa - concludono dal pd - la sentenza del Tar esplicitamente dice chiaramente che il passaggio della D'Alarcon in società a capitale misto (procedimento che non si è ancora concluso e di esito incerto), appare elusiva del giudicato la scelta di affidare nuovamente, in via immediata, a società attualmente qualificabile come in house, la gestione dell'approdo turistico».

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