Il Tirreno

Immersioni nel mare dell'Elba, la boa è più salata per i sub non residenti

Immersioni nel mare dell'Elba, la boa è più salata per i sub non residenti

La pietra dello scandalo è "Linea di Boe", il progetto inaugurato lo scorso settembre dal Comune di Capoliveri per le immersioni in sicurezza

1 MINUTI DI LETTURA





CAPOLIVERI. Più che un mare sembra un territorio di guerra. Diving e subacquei "stranieri" contro gli "indigeni" e, soprattutto, tutti contro il sindaco Ruggero Barbetti (nella foto mentre celebra un matrimonio subacqueo entrato nel libro dei record), Mares e Ced. La pietra dello scandalo è "Linea di Boe", il progetto inaugurato lo scorso settembre dal Comune di Capoliveri per le immersioni in sicurezza.

Undici boe, definite posizionate tra Capo Calvo e Fonza, in alcuni dei siti di immersione più affascinanti - e frequentati - di tutta l'Elba. Dall'inizio di dicembre, infatti, il malcontento è aumentato e si è organizzato, con la nascita del comitato "Linea aperta". In pochi giorni l'organizzazione, composta da appassionati di immersioni e centri diving della costa, ha raccolto quasi 300 firme nella petizione online al sindaco Barbetti e alla Mares Spa (www.elbadiving.eu/lineaperta.html).

Alla base della protesta di Linea Aperta c'è il diverso trattamento tariffario tra i diving indigeni e quelli stranieri. «Un non residente per ormeggiare alla boa e praticare l'attività di snorkeling paga il 400% in più di un residente, sempre che riesca ad avere l'autorizzazione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa