Il Tirreno

Il caso. Prende forma un comitato contro il progetto “Linea di Boe” del Comune di Capoliveri

Immersioni, lo straniero paga di più

Luca Centini
Immersioni, lo straniero paga di più

Polemica sulle tariffe agevolate per i diving elbani: «Così si privatizza il mare»

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 CAPOLIVERI. Pescatori in apnea contro i diving. Diving e subacquei "stranieri" contro gli "indigeni" e, soprattutto, tutti contro il sindaco Ruggero Barbetti, Mares e Ced. Ormai il mare elbano è territorio di una guerra a suon di accuse e raccolte di firme. La pietra dello scandalo è "Linea di boe", il progetto inaugurato lo scorso settembre dal Comune di Capoliveri per le immersioni in sicurezza. Undici boe, definite "intelligenti" posizionate tra Capo Calvo e Fonza, in alcuni dei siti di immersione più affascinanti - e frequentati - di tutta l'Elba. L'idea è chiara e valida dal punto di vista ambientale, dal momento che evita ai natanti la necessità di gettare l'ancora rovinando così i fondali. Ma il problema non è questo: quelle boe sono intelligenti, ma anche anche furbe, almeno secondo diversi appassionati subacquei e centri diving non elbani. Dall'inizio di dicembre, infatti, il malcontento nei confronti delle boe allestite da Fonza fino alla Costa dei Gabbiani è aumentato e si è organizzato, con la nascita del comitato "Linea aperta". In pochi giorni l'organizzazione, composta da appassionati di immersioni e centri diving della costa, ha raccolto quasi 300 firme nella petizione online al sindaco Barbetti e alla Mares Spa (www.elbadiving.eu/lineaperta.html). Per il comitato il protocollo d'intesa firmato dalla giunta Barbetti con Mares e con il Ced (Consorzio elbano diving) «sta tentando di escludere i subacquei privati non residenti all'Elba e quelli che non sono clienti dei diving consorziati dell'Isola». Insomma quelle boe, anziché regolare la fruzione dei fondali da sogno dell'isola, finirebbero per privatizzare uno spicchio di mare. Alla base della protesta di Linea Aperta c'è il diverso trattamento tariffario tra i diving indigeni e quelli stranieri. «Un non residente per ormeggiare alla boa e praticare l'attività di snorkeling paga il 400% in più di un residente, sempre che riesca ad avere l'autorizzazione». E in effetti il tariffario comunicato nella delibera comunale non mente: un privato elbano paga 5 euro per un tuffo, il prezzo sale a 25 euro per chi non risiede all'Elba. Cambia quando si parla di centri diving organizzati: un centro elbano, compreso nel Ced, ha la possibilità di strappare un abbonamento annuale al prezzo di 300 euro, mentre i diving non elbani pagano 120 euro al giorno. In pratica bastano tre escursioni per superare quanto speso da un centro Ced per tutto l'anno. Tariffe poco eque, insomma, ma il malcontento del comitato non si ferma a questo. «Un altro problema sta nella richiesta delle autorizzazione - denuncia Linea Aperta - il Comune si prende 60 giorni (quasi un'intera stagione) per rispondere e non ha l'obbligo di giustificare un eventuale rifiuto».  Se le boe "intelligenti" non vanno giù a tanti appassionati di immersioni e centri di diving non elbani, sono un assillo per i pescatori in apnea che devono stare almeno a 50 metri di distanza. Un ordine che viene vissuto come una privazione di libertà dai pescatori, tanto che sono stati proprio loro a sollevare per primi il problema con un articolo polemico nei confronti della giunta Barbetti, pubblicato sulla rivista online "Apneamagazine".  

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